Nigeria, i rapitori rifiutano denaro «Piuttosto uccidiamo gli italiani»

Monito dei ribelli del Mend all’Agip: «Non accetteremo mai riscatti» E ripetono le richieste: per il rilascio dei quattro ostaggi devono liberare quattro compagni in prigione

«Non vogliamo il denaro dell’Agip, piuttosto uccidiamo gli ostaggi»: è il monito lanciato ieri dai guerriglieri nigeriani che il 7 dicembre hanno sequestrato quattro tecnici petroliferi, tre italiani e un libanese.
Il Mend, Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, si è fatto vivo con un comunicato inviato per posta elettronica alle agenzie di stampa internazionali. «L’Agip in questi giorni ha offerto a diversi criminali nel Delta (del Niger, ndr) enormi somme come riscatto, e ha persino chiesto il nostro prezzo per il rilascio degli ostaggi», afferma il comunicato dei sequestratori. «Piuttosto che accettare (il denaro, ndr) li uccidiamo. Il rilascio di questi individui è legato alla liberazione di quattro ostaggi, originari del Delta del Niger, nelle mani del governo nigeriano», concludono i guerriglieri.
La situazione si complica per Francesco Arena, Roberto Dieghi, Cosma Russo e Salibam Iman, prigionieri nell’impenetrabile regione del Delta dove il Mend ha le sue basi. I sequestratori minacciano di fucilarli. I quattro sono stati rapiti durante un assalto all’impianto Agip di Brass, nello Stato meridionale di Bayelsa. Il 13 dicembre agli ostaggi è stato permesso di parlare brevemente con le agenzie stampa internazionali per assicurare che stanno bene. In quell’occasione avevano espresso preoccupazione per il fatto che le trattative per il loro rilascio si stavano prolungando.
Cinque giorni dopo il portavoce del Mend, Jomo Gbomo, ha fatto pervenire al Corriere della sera la foto degli ostaggi italiani, che apparivano in buone condizioni. Gbomo è probabilmente il nome di battaglia di uno dei capi del movimento guerrigliero, che in realtà rappresenterebbe un’organizzazione di diversi gruppi affiliati. Un paio di giorni fa i guerriglieri hanno alzato il tiro facendo esplodere due autobomba a Port Harcourt, che volutamente non hanno provocato vittime civili, ma danni a una zona residenziale della Shell e a un compound dell’Agip.
La società dell’Eni, come già in passato, ha offerto denaro per un riscatto, ma dal comunicato del Mend sembra che lo abbia offerto anche a personaggi che si sono spacciati come mediatori, pur non avendone il potere. Il timore è che si possano attizzare gli appetiti di bande criminali o gruppi separatisti rivali, che in cambio di soldi vadano a prendersi gli ostaggi. Il Mend probabilmente sta alzando il prezzo sostenendo che non accetterà alcun riscatto, ma questa volta punta alla liberazione di quattro prigionieri «politici» nelle carceri nigeriane. Di due non si sa nulla, mentre per i più importanti, di cui i guerriglieri hanno rivelato il nome, non sarà facile ottenere la scarcerazione.
I sequestratori vogliono il rilascio del leader separatista Al Haji Mujahid Dokubo-Asari, accusato di alto tradimento, e dell’ex governatore della regione nigeriana di Bayelsa, Diepreye Alamieseigha, sotto processo per corruzione. Nella stessa regione è avvenuto il sequestro dei tecnici italiani. I guerriglieri pretendono anche un risarcimento dal colosso anglo-olandese Shell per compensare le comunità del Delta dei 50 anni di «schiavitù» petrolifera. Inoltre il governo nigeriano dovrebbe rinunciare a gran parte dei proventi del petrolio in favore delle amministrazioni locali, in nome del federalismo.
Asari è un personaggio controverso, che alcuni considerano un Robin Hood e altri un tagliagole, convertito all’Islam pur continuando a bere alcol. Grazie alla bandiera del federalismo diventò ben presto un signore della guerra, che con la sua Forza volontaria della popolazione del Delta del Niger (Ndpvf), di almeno duemila miliziani armati fino ai denti, lanciò nel 2004 «una guerra totale» contro il governo centrale. Il presidente Olusegun Obasanjo lo convinse a deporre le armi con un’amnistia e acquistando a peso d’oro i fucili dei suoi miliziani. Asari si arricchì, ma continuò a minacciare insurrezioni e separatismo fino al settembre 2005, quando fu arrestato e sbattuto in una cella di isolamento. Pochi mesi dopo nasceva il Mend.
Alamieyeseigha, l’ex governatore di cui si chiede la liberazione in cambio degli ostaggi, è un membro dell’etnia Ijaws, come Asari, che si è sempre lamentata di essere stata trattata come popolazione di serie B. I suoi sostenitori giurano che l’accusa di corruzione è un complotto per non permettere al governatore la scalata all’interno del Partito democratico popolare, profondamente diviso, ma attualmente al potere.