Nigeria: "Italiani in ostaggio fino a giugno. Saliba è scappato"

Dopo l'operazione che doveva porre fine al sequestro, slitta la data della liberazione degli italiani. I guerriglieri del Mend minacciano l'Agip. L'Eni: "Mai pagato il riscatto"

Abuja - Imad Saliba, l'ostaggio libanese del Mend, è fuggito in un'operazione orchestrata dal governo dello Stato di Bayelsa e «in parte finanziata dall'Agip» lo afferma un portavoce del Mend (Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger) in una e-mail ricevuta da Apcom. Secondo il portavoce, l'operazione avrebbe dovuto liberare anche i due ostaggi italiani ancora prigionieri, Cosma Russo e Francesco Arena, intorno a cui però la sicurezza del Mend era troppo serrata. Il pagamento sarebbe stato di 200 milioni di naira: circa 1,2 milioni di euro. E slitta la data della liberazione degli italiani, adesso si parla di «nessuna liberazione prima di giugno». Il Mend minaccia: l'Agip e il governo dello Stato di Bayelsa «pagheranno un prezzo altissimo» per questa operazione così come i complici che hanno consentito la fuga. «Confermiamo la fuga dell'ostaggio libanese Imad Saliba dalla nostra custodia, ieri 21 febbraio» afferma l'email di Jomo Gbomo.

«Secondo le nostre indagini questo piano di fuga è stato organizzato dal governo dello Stato di Bayelsa e in parte finanziato dall'Agip. Saliba è stato portato dal campo a una vicina barca». Secondo il Mend, però, «all'insaputa del governo di Bayelsa, avevamo aperto colloqui con il senatore David Brigidi e il libanese avrebbe dovuto essere liberato sabato 24 febbraio, 2007. Per questo motivo la sicurezza attorno a lui era pressoché inesistente». David Brigidi è un membro del Senato federale nigeriano, eletto nello Stato di Bayelsa. Diversa la situazione sarebbe stata con gli italiani: «Le guardie che hanno collaborato con il governo dello Stato di Bayelsa e con l'Agip in questa fuga non sono riuscite ad assicurare il rilascio degli italiani, perché gli italiani sono accuratamente sorvegliati. Le nostre indagini rivelano che le guardie sono state pagate fino a 200 milioni di naira per la fuga di tutti e tre gli ostaggi, inoltre sono stati loro promessi contratti nello Stato di Bayelsa e molte altre cose dall'Agip». Quindi le minacce: «tutti i partecipanti a questo dramma pagheranno un prezzo, a seconda del loro livello individuale di coinvolgimento. L'Agip e lo Stato di Bayelsa pagheranno un prezzo altissimo». E ancora, «la nostra risposta all'Agip e all'industria del petrolio seguirà a breve».

Quanto agli ostaggi italiani, il portavoce del Mend ribadisce: «Abbiamo interrotto ogni colloquio relativo alla liberazione degli italiani». E aggiunge, la vicenda «avrà consguenze spiacevoli per gli italiani; non ci sarà rilascio prima di giugno». In precedenza, il Mend aveva dichiarato che avrebbe tenuto gli ostaggio almeno fino al maggio 2007«: ovvero fino all'insediamento di un nuovo governo in seguito alle elezioni (federali e locali) previste in aprile.

La smentita dell'Eni "Non abbiamo mai pagato alcuna somma di danaro, né direttamente né indirettamente, in funzione della liberazione delle persone rapite". È quanto precisa, in una nota, il gruppo petrolifero in relazione alla vicenda dei lavoratori sequestrati in Nigeria, "ed in particolare alla liberazione del lavoratore libanese avvenuta il 21 febbraio". L'Eni ribadisce che "sin dall'inizio del rapimento, e tuttora, sta collaborando con il Ministero degli Esteri italiano, l'Unità di crisi della Farnesina e le autorità nigeriane, che stanno gestendo direttamente la vicenda".