Nigeria, liberato il tecnico dell'Agip C'è fiducia anche per gli altri rapiti

Roberto Dieghi, uno tecnici Agip rapiti in Nigeria dai guerriglieri del Mend è stato liberato nella notte. Restano nelle mani dei guerriglieri gli altri due tecnici italiani, Cosma Russo e Francesco Arena, con il collega libanese, Imad Saliba

Roma - Roberto Dieghi, uno dei tre tecnici Agip rapiti in Nigeria dai guerriglieri del Mend è stato liberato nella notte. L'uomo ha già chiamato al telefono sua moglie, a Terni, dicendole che sta bene. "È in buone condizioni di salute - afferma il capo ufficio stampa dell'Eni, Gianni Di Giovanni - è stato già visitato ieri notte al nostro ospedale di Port Harcourt e in questo momento sta riposando nella nostra struttura di accoglienza nella città nigeriana". La notizia della possibile liberazione si era diffusa ieri, dopo che i guerriglieri avevano inviato un'e-mail alle agenzie di stampa. Informazioni contraddittorie sulle sue condizioni si sono susseguite nel corso delle settimane da quando, il 7 dicembre scorso, Dieghi è stato rapito con Cosma Russo, come lui contrattista Naoc di Plantgeria, Francesco Arena (area manager di Swamp) e il libanese Imad Saliba della società di catering Abed, in un attacco dei guerriglieri del Mend.

Gli altri ostaggi La Farnesina precisa che il ministero degli Esteri prosegue, in raccordo con l'Eni, l'impegno per la soluzione della vicenda degli altri due ostaggi italiani. Proprio un comunicato del Mend afferma che la liberazione non ha nulla a che vedere con la salute di Dieghi. "Come già promesso, oggi giovedì 18 gennaio abbiamo liberato Roberto Dieghi, uno degli ostaggi italiani catturati dai nostri combattenti nell'attacco al terminal Agip a Brass", afferma il testo inviato dal portavoce Jomo Gbomo. Ma "il rilascio segue negoziati tenuti con il dottor Igali, rappresentante del governo di Bayelsa, e non ha assolutamente nulla a che fare con le cattive condizioni di salute di Roberto Dieghi. Il rilascio è un gesto di buona volontà da parte nostra che speriamo sia ricambiato dal governo nigeriano". Dieghi, prosegue il comunicato del Mend, "è stato consegnato alla delegazione del governo dello Stato di Bayelsa guidata dal dottor Boladei Igali circa dieci minuti dopo la mezzanotte" (stessa ora in Italia). "Non ci sono negoziati riguardo il rilascio degli altri due italiani e del libanese ancora in nostra custodia".

In Italia "Siamo tutti molto contenti della liberazione di Roberto Dieghi". Così Annamaria Russo, moglie di Cosma, uno dei rapiti rimasti nelle mani dei sequestratori, ha commentato dalla sua casa di Bernalda (Matera) la liberazione del collega del marito. "Siamo fiduciosi di come vanno le trattative - ha aggiunto Annamaria - e felici di quello che fanno Eni e Farnesina. Fra poco chiamerò la moglie di Roberto, Nunzia, che è originaria di Bernalda".

Notizie contraddittorie sulla malattia Lo scorso 25 dicembre, un annuncio del Mend (Movimento di emancipazione del delta del Niger) affermava che Roberto Dieghi si era "gravemente ammalato" aggiungendo che un medico della Croce Rossa avrebbe potuto visitarlo. Più tardi lo stesso Mend aveva fatto sapere che Dieghi era però "sulla via della guarigione". Il giorno successivo, 26 dicembre, la Farnesina informava che le famiglie dei tre ostaggi italiani avevano parlato con gli uomini e che stavano tutti bene. In seguito un giornalista, il direttore del Time of Nigeria, Sunny Ofili, aveva comunicato di aver visto il 22 dicembre gli ostaggi che gli avevano assicurato di trovarsi in buona salute. I messaggi del Mend sono risultati però contraddittori.

Il rapimento e le rivendicazioni I quattro tecnici sono stati rapiti in un attacco dei guerriglieri del Mend, che hanno assaltato all'alba del 7 dicembre scorso la stazione di pompaggio dell'Agip a Brass, nel Delta del Niger per caricarli con la forza sulle loro lance. In un comunicato diffuso il 3 gennaio, il Mend aveva sostenuto di aver sventato un tentativo dell'Agip di liberare gli ostaggi dietro il pagamento di un riscatto di 70 milioni di naira (circa 415mila euro), attraverso un "noto truffatore della regione". I ribelli hanno dichiarato più volte che la liberazione degli ostaggi non sarebbe mai avvenuta in cambio di denaro, avanzando invece richieste di carattere politico. Il Mend pretende, fra l'altro, che vengano liberati l'ex governatore di Bayelsa, Diepreye Alamieyeseigha, arrestato per corruzione, il leader separatista Mujahid Dokubo-Asari e altri prigionieri della regione, oltre a esigere che alla popolazione del Delta del Niger venga garantita una parte cospicua dei proventi del petrolio. Il comunicato che annuncia la liberazione di Dieghi riafferma poi l'intenzione di proseguire la lotta "fino a cacciare le compagnie petrolifere dal delta e fino a bloccare in modo permanente gli export nigeriani di petrolio sul mercato mondiale", e questo a prescindere "dal futuro rilascio di tutti gli ostaggi in nostra custodia e dall'eventuale rilascio di tutti gli ostaggi del delta del Niger trattenuti dal governo nigeriano".

Guerriglia iniziata nel 1993 Nella regione l'esercito governativo e le forze di polizia si scontrano con numerose milizie armate, che combattono in nome dei diritti delle comunità locali. Secondo i guerriglieri, la popolazione non riceverebbe che una minima parte dei fondi provenienti dallo sfruttamento petrolifero. Gli attacchi agli impianti petroliferi del Delta, appartenenti a diverse multinazionali del petrolio come la Shell, la Chevron e l'Agip si sono intensificati negli ultimi anni. Le tensioni dovute ai problemi sociali e ai danni ambientali causati dallo sfruttamento petrolifero hanno dato vita a un conflitto molto complesso, nel quale sono coinvolti sia milizie ribelli che gang di semplici delinquenti dedite al contrabbando dell'oro nero, che combattono tra loro per il controllo del territorio. In questi 13 anni le vittime sono state oltre 15mila.