Nigeria, nuovo attacco dei ribelli contro un oleodotto dell’Agip

Interrotta la produzione fino alla fine del mese. Nessuna conseguenza sui prezzi del greggio

Da Milano

Riprenderà con tutta probabilità entro la fine del mese la produzione di greggio nell’area del delta del Niger, il cui trasporto è stato bloccato dal sabotaggio a un oleodotto dell’Agip tra Tebidaba a Brass. Secondo la compagnia italiana l’oleodotto è stato attaccato nel fine settimana: una potente carica di esplosivo è stata collocata nelle vicinanze dell’attraversamento del fiume Brass, provocando danni rilevanti e una perdita di produzione di 65-75.000 barili al giorno (l’intera portata giornaliera dell’oleodotto), di cui 13mila in quota Eni. A renderlo noto è stata la stessa Agip, che precisato che la perdita provocherà un calo dal 2,5 al 2,8% della produzione di greggio della Nigeria. A seguito dell’esplosione, il greggio fuoriuscito ha contaminato le sponde del fiume Brass e alcune aree con vegetazione a mangrovie. In una nota Eni, ha comunicato di aver immediatamente allertato squadre di esperti interni ed esterni per garantire il monitoraggio continuo della situazione e mitigare l’impatto ambientale in tutta l’area interessata. La situazione è gestita in stretta cooperazione con le autorità governative e con le comunità locali.
Per il momento non ci sono state rivendicazioni ufficiali e anzi, i separatisti del Delta del Niger hanno negato di avere responsabilità nell’accaduto. Nei mesi scorsi da un sedicente «Movimento per la liberazione del Delta del Niger» sono arrivati attacchi ripetuti contro l’attività delle grandi major petrolifere che presidiano la zona (da dove proviene l’80% del petrolio nigeriano). Nel mirino di gruppi di ribelli armati (che trovano terreno facile in un’area dove, da sempre si confrontano 40 etnie diverse) erano finiti tra l’altro impianti di Total e Shell. L’episodio più grave, avvenuto nella seconda metà di gennaio, aveva coinvolto però una base dell’Agip a Port Harcourt. In un attacco erano rimaste uccise nove persone (tra di loro nessun italiano).
In un primo tempo l’attentato all’oleodotto dello scorso fine settimana era sembrato riflettersi sui prezzi del petrolio. All’apertura delle contrattazioni il livello delle quotazioni è cresciuto di qualche centesimo rispetto alle chiusure di venerdì. Poi, dopo la conferma che gli effetti dell’attacco erano tutto sommato limitati, i prezzi del greggio sono scesi di qualche decimale. A Londra la qualità Brent ha chiuso a 62,90.