Niguarda, intervento in utero su un feto di venti settimane

Paola Fucilieri

C’è ancora l’ospedale Niguarda in prima linea nella chirurgia neonatale d’emergenza. Dopo appena una settimana dalla nascita della piccola Cristina Denise - la bimba venuta alla luce dopo appena 28 settimane di gestazione da una madre ormai clinicamente morta da 78 giorni in seguito a un’emorragia cerebrale - all’alba di stamane sarà la volta di un altro intervento rarissimo e particolarmente delicato del quale, in letteratura medica, non si conoscono più di due-tre casi al mondo, peraltro risoltisi con un insuccesso dopo essere stati trattati dai medici. Così, in una sala operatoria al primo piano del padiglione Dea (Dipartimento accettazione ed emergenza) un’équipe dell’ospedale formata da ostetrici, ginecologici, radiologi-interventisti, anestesisti e rianimatori tenterà di salvare la vita a un bimbo giunto ad appena 20 settimane di gestazione. La madre sta bene, ma il feto presenta una gravissima malformazione vascolare alla colonna vertebrale che gli causa uno scompenso cardiaco. Rischia di morire ancora nel ventre della madre, nel giro di qualche settimana.
Quella che verrà applicata stamattina dall’équipe medica del Niguarda, infatti, è una procedura che potrebbe fallire ma è anche l’unica che può garantire la sopravvivenza del bambino. Il che significa che o si tenta di correggere questo difetto o il decesso del feto è praticamente assicurato.
In che cosa consiste questo intervento dal punto di vista strettamente pratico è presto detto: sotto guida ecografica e con l’ausilio di un ago, i radiologi interventisti passeranno attraverso il pancione della mamma e, una volta giunti nella placenta, cercheranno di correggere il difetto.
Gli specialisti dell’ospedale Niguarda hanno pareri discordanti sulla durata dell’intervento che potrebbe richiedere dalle due alle quattro ore.
Lo scompenso cardiofetale causato da questa malformazione vascolare della colonna vertebrale ha già causato nel piccolo delle problematiche che, secondo i medici dell’ospedale Niguarda, potrebbero solo peggiorare le sue condizioni fino a portarlo alla morte. Quindi è proprio il caso di tenere le dita incrociate e di dire una preghiera: da stamattina, tutti lo speriamo, potrebbe esserci un nuovo piccolo sopravvissuto grazie a uno dei tanti «miracoli» fatti da questi medici. E, a distanza di appena una settimana, una nuova festa.