Niki, la storia del bambino che può vivere solo in mare

Paolo Scotti

da Roma

A volte la realtà offre storie più incredibili d’ogni invenzione. E la storia di Niki è di quelle che neppure il cinema potrebbe inventare. «Nostro figlio aveva solo sei anni, quando scoprimmo che era affetto da asma intrinseca, una malattia rara e incurabile che gli impediva di respirare. In una sola situazione Niki riusciva a non soffocare: vicino allo iodio presente nell’aria salmastra del mare. Niki poteva sopravvivere solo così: vivendo in mezzo all’acqua».
Ecco allora che i genitori del bambino, modesti operai di Novara, fanno la scelta più logica (per loro) e sorprendente (per gli altri): «Non potevamo permetterci una barca. Allora decidemmo di costruircela. Da soli». Due anni di duro lavoro nel giardino di casa, contro lo scetticismo generale, e infine il varo: «Da allora, e cioè da tre anni, Niki vive sull’acqua. Oggi sta bene: è allegro, cresce benissimo; grazie a collegamenti satellitari offerti da Telespazio frequenta via video una scuola elementare di Palermo e, nelle rare occasioni in cui può tornare a terra, ha perfino imparato ad andare in bicicletta».
Questa storia incredibile, eppure vera, ha ispirato Il bambino sull’acqua: il film tv diretto da Paolo Bianchini che domani in prima serata su Raiuno racconterà (con qualche libera invenzione) la straordinaria avventura di Niki. «Ho affrontato questo lavoro come genitore, più che come attore - riflette Beppe Fiorello (nel ruolo del padre del piccolo) -. Mentre lo giravo pensavo tutti ai miei figli. E mi chiedevo: se fosse accaduto a me, avrei avuto la stessa forza, la stessa fantasia?». «Per una volta la cronaca propaga un messaggio positivo - gli fa eco, nel ruolo della madre, Vittoria Belvedere -. Ecco infatti una storia che insegna a cosa si può arrivare col coraggio e l’ottimismo». Accanto ai due protagonisti ci sono anche il piccolo Mattia D’Alesio, Valeria Fabrizi nel ruolo della madre di renzo, Francesco Salvi in quello dell’ingegnere navale Viezzi e Siddharta Bucchieri in quello della pediatra.
«Il significato di quella barca, che i protagonisti si costruiscono da sé e che li salva, è fortemente simbolico: rimanda all’arca - osserva il capostruttura di Raiuno, Max Gusberti -. Così Il bambino sull’acqua non è solo un film sulla malattia. Ma anche sulla speranza. E sul senso della vita; che acquista un senso attraverso la lotta».
Presente alla conferenza stampa di lancio del film, la vera madre di Niki, Paola Giacotto, con il suo ottimismo contagioso ha finito per rubare la scena agli attori che ne hanno interpretato la storia. «Sì: ho visto il film. E mi ha stupito commuovermi di me stessa, come non m’era successo nemmeno quando quei fatti li ho vissuti davvero». Fatti che il film tv corregge alquanto, «lasciando intatti (per ammissione della sceneggiatrice Paola Pascolini, che l’ha scritto con Francesco Ranieri Martinotti, Antonio Cosentino e Emanuela Del Monaco) soltanto i sentimenti». Che però, secondo lo stile della fiction, tendono al melodrammatico; «mentre io li ho vissuti, devo dirlo, con più ottimismo», si lascia sfuggire la signora Giacotto. Quanto al futuro, la signora non demorde: «Con l’adolescenza la situazione di Niki potrebbe migliorare. Addirittura risolversi. Evitiamo di pensarci, viviamo alla giornata. Senza perdere il nostro coraggio nella vita».