"Ninetto Davoli mi ha lasciato. Sono pazzo di dolore"

L’inedito epistolario tra il romanziere Paolo Volponi e Pier Paolo Pasolini, &quot;“Scrivo a te come guardandomi allo specchio&quot; fa luce su passioni, storia e letteratura tra il 1954 e il 1975<br />

Ventun anni di epistolario che attraversano un mondo, interiore ed esteriore. Due scrittori, Paolo Volponi (premio Viareggio con “Le porte dell’Appennino”, premio Strega con “La macchina mondiale), poeta e narratore ma soprattutto amico di Pier Paolo Pasolini che non ha invece bisogno di presentazioni. Proprio le lettere tra questi due intellettuali aprono uno squarcio sulla vita, le passioni, la cultura e gli intellettuali di buona parte del Novecento. Ora “Scrivo a te come guardandomi allo specchio” (pp.216, 18 euro) esce per i tipi di Polistampa che contribuisce a far luce sul periodo che va dal 1954 al 1975.

C’è il capitolo passionale in cui Volponi, eterosessuale, cerca di confortare l’amico notoriamente omosessuale, abbandonato da Ninetto Davoli con il quale aveva una frequentazione da nove anni. “Capisco la tua solitudine e il tuo dolore, so quanto contasse Ninetto per te e so anche che solo un dio potrebbe fartene trovare un altro altrettanto caro e splendente” scrive Volponi a un Pasolini distrutto che gli aveva raccontato il suo dramma: “Sono pazzo di dolore. Ninetto è finito. Dopo quasi nove anni Ninetto non c’è più. Ho perso il senso della vita. Penso solo a morire o a cose simili. Tutto mi è crollato intorno: Ninetto con la sua ragazza, disposto a tutto, anche a tornare a fare il falegname pur di stare con lei”. 

Ma c’è anche il capitolo della letteratura e del mondo politico-culturale di allora: Pasolini non è solo il mediatore con l’ambiente romano (Bassani, Moravia, Bertolucci, Morante e Gadda) ma è anche una figura centrale per Volponi, personaggio poliedrico che lavora per vent’anni all’Olivetti, comunista, capo delle relazioni umane. Quando diventa amministratore delegato dura pochissimo e dà le dimissioni. Il bis avviene alla Fondazione Agnelli dove compie una fulminea carriera e passa da collaboratore esterno a presidente e rottura conclusiva in soli tre anni. Uomo inquieto, trova le maggiori soddisfazioni in ambito domestico e familiare oltre che dalla letteratura. Notevole l’influsso che Pasolini ebbe su Volponi anche in campo narrativo sia con “Memoriale” del 1962, sia con “Corporale” del 1975. Quelle tra Volponi e l’intellettuale friulano sono quindi relazioni intensissime, legami profondi che soltanto la morte funesta di Pasolini potrà interrompere. Un mondo che ora finalmente vede la luce grazie a un’iniziativa editoriale importante merito di Daniele Fioretti, docente all’università del Wisconsin-Madison che si è occupato della selezione di questo epistolario, basilare per la ricostruzione del retroterra culturale e dei rapporti alla base di alcuni fra le figure più apprezzate del mondo letterario di casa nostra.