Nino compie 70 anni e a NY rivede Griffith

L'ex campione del mondo dei pesi medi in perfetta forma fisica è stato acclamato al Madison Square Garden, all'anteprima del film su Carnera del regista Renzo Martinelli

New York - Nino Benvenuti, campione del mondo dei pesi medi, il 26 aprile compie 70 anni, dimostrando che non è vero, come si dice, che i pugili fanno una brutta fine. In perfetta forma fisica, con lo spirito di un ragazzino, Benvenuti, è stato acclamato come una vera e propria star al Madison Square Graden di New York, dove ha incontrato di nuovo il suo nemico-amico Emile Griffith, all’anteprima di Carnera The Walking Mountain di Renzo Martinelli in cui, oltre a dare molti suggerimenti, fa un cammeo nel ruolo dell’allenatore di Max Baer.

Originario di Isola d’Istria, oggi città slovena, dove è nato nel 1938, Benvenuti che per il Tg2 intervisterà venti atleti italiani in vista delle Olimpiadi di Pechino dice che "dai tempi dei greci si fermavano le guerre per i Giochi. Era un periodo di pace" e aggiunge convinto di non essere d’accordo con il boicottaggio delle prossime Olimpiadi: "ci potevano pensare prima. Anche se questo dimostra quanto sia importante lo sport. E poi succedono ogni quattro anni, pensate agli atleti, alla loro preparazione".

Soddisfatto di essere un commentatore sportivo per la Rai afferma: "è bello fare cose giornalistico-sportive". Nessuno dei suoi cinque figli ha seguito la sua strada. "Il più grande ha 45 anni , il più piccolo 37. Non hanno fatto sport, ci ha provato il mio terzo figlio, Giuliano, a fare la boxe ma non era per lui". Amico di Carnera, ha conosciuto l’unico italiano a vincere il titolo dei pesi massimi, negli anni ’60, e lo ha visto pochi giorni prima della sua morte, il 29 giugno 1967, a Sequals, in Friuli, quando il mitico peso massimo, ridotto ormai a 60 chili, ebbe ancora la forza di brindare con lui e la moglie Pina Kovacic, ai campioni italiani.

Ora è rimasto amico dei figli, Giovanna e Umberto Carnera. "Primo - dice Benvenuti - era un gigante dal cuore buono e sapeva fare il pugilato in senso tecnico. Nonostante la corporatura si muoveva con agilità, aveva l’idea del movimento. Non si è mai dimenticato dell’Italia, parlava il dialetto friulano. Non aveva cultura ma era molto intelligente. È morto di cirrosi epatica ma non era un alcolista. Ha voluto fare un viaggio senza ritorno in Italia per morire vicino ai suoi cari".

Dei suo avversari storici quello che ha segnato di più Benvenuti è Emile Griffith che ha rincontrato all’anteprima del film di Martinelli sul palco del Madison, dove lo aveva battuto nel 1968. "Griffith - racconta Benvenuti - è venuto alla cresima di mio figlio. Poi lo ho incontrato altre volte. È una persona adorabile, gentilissima, purtroppo è entrato negli ingranaggi della popolarità da cui si esce a fatica. Il campione negli Stati Uniti viene rispettato in eterno, in altri paesi non è proprio così". Comunque, il pubblico "vorrebbe - dice Benvenuti - che un campione lo fosse sempre perchè si ricorda quando lo ha osannato".

Anche se oggi, ammette, "il pugilato raccoglie meno consensi. Una volta ti dava la possibilità di raggiungere certi traguardi a cui non saresti potuto arrivare in nessun altro modo. Oggi puoi riscattare la vita anche con altre attività di lavoro. È più facile inventarsi qualcosa e avere un grande successo" e conclude i "campioni di oggi penso siano più grandi di quelli di ieri ma riesce difficile dire un nome. Un campione non nasce per conto suo, si crea".