Nino D’Angelo, dopo 8 anni torna lo scugnizzo

Nel 2005, con l’album Il ragù con la guerra, annunciò il ritiro dalle scene. Poi ci ha ripensato, ha calibrato la sua carriera tra le canzoni strappalacrime - quelle dei tempi dello scugnizzo biondo - e quelle impegnate che si ispirano alla world music e citano Miles Davis, ed è tornato. Più popolare e meno popolano, Nino D’Angelo è in tournèe con il cd Gioia nova e stasera presenta successi vecchi e nuovi a Milano, da dove manca da otto anni, al Teatro Smeraldo. Il concerto è la sua storia condensata in poco meno di trenta canzoni; da un lato quelle di oggi, quelle fatte di tepori mediterranei, di ritmi del Maghreb, di antiche danze strappate all’oblio dei secoli. Una svolta ispirata dalla lettura di Raffaele Viviani e dall’ascolto di Peter Gabriel. Dall’altro il passato («che non rinnegherò mai»), quello di brani come ’A storia mia (nel testo un ragazzo scippa i passanti per curare la mamma malata), un po’ guappo e ultramelodico, che continua a portarsi dentro. I due volti - e le mille anime - di un napoletano doc che diventa una star contro tutto e contro tutti. Nei bassi di San Pietro a Patierno, quando imbraccia la sua prima fisarmonica, i parenti lo ammoniscono: «Trova un lavoro che di musica non si vive». Lui però ce la fa, in un percorso in salita che da A parturente o A discoteca riempie le piazze e indigna gli intellettuali. Poi il cambio di marcia, la scoperta di altri universi, che trasportano persino i ritmi del rap nella sua fantasia musicale. Così Goffredo Fofi lo sdogana (persino Miles Davis vuole interpretare un suo brano), Roberta Torre gli affida le musiche del film Tano da morire che conquista un David di Donatello, e poco importa che Nu napoltano (in scaletta questa sera) sia stata scartata all’ultimo Sanremo. Anzi...