Il nipote Bruno riporta Senna in vetta a Montecarlo

nostro inviato a Montecarlo

Quindici anni d’attesa. Quindici anni senza più quel nome sul gradino alto del podio. Poi, improvvisamente, ieri. I tifosi nostalgici di Ayrton Senna fanno di nuovo festa, Viviane ha invece l’espressione triste del fratello e gli occhi orgogliosi di una madre. Perché in gp2, la categoria che porta alla F1 e che scopre campioni, ha vinto suo figlio: Bruno. Bruno Senna ha dominato, «è stato fantastico vedere di nuovo il nostro nome in vetta – dice -, ma il cognome non conta, non vinco per quello… qui ha trionfato Bruno, non Senna e se mai arriverò in F1 non sarà per il cognome, sarà per i risultati». Il ragazzo ha 24 anni e parla con la fretta nelle risposte di chi è perennemente in fuga dalle solite domande. Mamma Viviane, invece, non fugge: «Non so se ho fatto bene a tenerlo lontano dalle corse così a lungo. Perché dopo la morte di Ayrton, non abbiamo mai parlato di F1 in casa, in modo che il piccolo Bruno non crescesse condizionato (aveva 11 anni quando morì lo zio, ndr)... Solo che a 18 anni gli abbiamo regalato un’auto da strada e poco tempo dopo è venuto da me e mi ha detto: “Mamma, io voglio correre come lo zio… è il mio sogno”. Ho provato a ostacolarlo, ma niente, alla fine mi sono arresa». E adesso «eccomi qui a difenderlo, a dire che se ha iniziato tardi è colpa mia, che ha solo quattro anni di esperienza; eccomi qui a dire che ha talento come lo zio, come Raikkonen, come Alonso, a dire che mi ricorda Ayrton per i valori che lo motivano... Soprattutto, eccomi qui con le labbra secche dalla paura che provo tutte le volte che parte una gara, tutte le volte che non guardo e non penso più a nulla fino a che non sento i motori spegnersi e solo allora rialzo la testa». E telefona a sua madre, alla mamma di Ayrton, a nonna Neide, che scoppia di nuovo a piangere. Come ieri.