Nipoti-badanti lasciano la scuola per curare i nonni

Secondo i dati sull'abbandono degli studi, sono 170mila e hanno fra i 15 e i 24 anni. Sacrificano il loro futuro in nome della famiglia

Con gli amici escono sempre meno e quasi dimenticano di essere adolescenti. A 15 anni non hanno il tempo di pensare alle ragazze o ai video dei rapper preferiti su Youtube. Devono badare al nonno, aiutarlo a lavarsi, sorreggerlo mentre si sposta dal letto alla poltrona, preparargli da mangiare, correre al suo capezzale appena chiama. Sono i nipoti-badanti, ragazzini che si prendono cura degli anziani di casa in tutto e per tutto mentre i genitori sono al lavoro. Ma il loro impegno non si limita a qualche ora di compagnia o alla partita a scala quaranta a metà pomeriggio. Sulle loro spalle grava una responsabilità ben più onerosa. Tanto che molti arrivano ad abbandonare la scuola o vengono bocciati: non hanno tempo di studiare e si sentono stressati, depressi, soli. Il fenomeno sembra riguardare almeno 170mila giovani fra i 15 e i 24 anni, il 2,8% della popolazione di quella fascia d'età. Tuttavia i volontari dell'associazione no profit «Anziani e non solo», che da tempo si occupano del problema, sostengono che la cifra sia più alta, difficile da dire con precisione: le storie sommerse e non intercettate dai dati ufficiali sono parecchie e, oltre ai nipoti-badanti, bisogna considerare anche il numero di ragazzini che, volenti o nolenti, si prendono cura del fratellino disabile o di un genitore malato o alcolizzato. Tutto il giorno.

«Il fenomeno dei nipoti badanti è emerso analizzando i dati della dispersione scolastica - spiega Loredana Ligabue, direttrice della cooperativa - e i motivi dell'abbandono della scuola. Il paradosso è che gli studenti che fanno volontariato dopo le lezioni accumulano crediti formativi, i nipoti che badano ai nonni no. Noi stiamo lavorando perché i professori siano più tolleranti con loro e chiudano un occhio per le assenze». Per i giovani badanti ci sono anche corsi per imparare a gestire il problema e vari progetti di supporto psicologico perché non si sentano isolati. Spesso i ragazzini provano vergogna a parlare della loro situazione e sanno di non poter essere capiti dai compagni di classe che magari, all'opposto, sono ancora straviziati, serviti e riveriti da mammà. O che semplicemente vivono la loro adolescenza, come è normale che sia.

ASPETTANDO LA LEGGE

Dei badanti minorenni si occuperà la legge in via di stesura che, più in generale, cercherà di regolare anche la disordinatissima situazione delle famiglie fai-da-te, quelle in cui i figli quarantenni/cinquantenni assistono i genitori anziani senza affidarsi all'aiuto di assistenti a ore: un popolo di infermieri silenziosi senza titolo né stipendio che sembra arrivare a un milione di casi.

E sono facilmente immaginabili le conseguenze lavorative di chi dedica una fetta importante della propria giornata (e nottata) a curare la mamma o il papà non più autosufficienti. Per questo si sta tentando di cambiare le regole su modello dell'Emilia Romagna, prima regione ad aver approvato un provvedimento a riguardo. L'obbiettivo è poter garantire orari più flessibili in ufficio, permessi che vadano oltre quelli garantiti dalla legge 104 per l'assistenza ai parenti, accordi con le assicurazioni per la copertura degli infortuni, servizi di assistenza e di supporto psicologico, corsi di formazione per saper realmente essere di aiuto ai genitori anziani. «Non solo - aggiunge Loredana Ligabue -, vorremmo il riconoscimento giuridico della figura dei figli-badanti, sarebbe un grosso passo avanti per il nostro welfare. E poi chiediamo aiuti per gli anziani come ad esempio le terapie di sollievo a domicilio o le dimissioni protette, cioè un sostegno dopo i ricoveri ospedalieri».

Ad oggi invece, chi porta a casa un anziano dopo un lungo periodo di ricovero è abbandonato a se stesso nella maggior parte delle regioni e, da un giorno all'altro, si trova solo e senza rete. Il disegno di legge, firmato dai parlamentari di diversi partiti, è in attesa di essere discusso in Senato e propone di riconoscere il lavoro dei parenti, obbligando lo Stato a versare i contributi per la loro pensione. E soprattutto a riconoscere uno ruolo e quindi ad attivare una serie di servizi di supporto che andrebbero a integrare (e migliorare) l'attuale testo dell'welfare alla voce «anziani».

L'EFFETTO SANDWICH

Se i minorenni arrivano ad abbandonare la scuola, gli adulti-badanti arrivano a perdere il lavoro, troppo presi tra corse in farmacie, pannoloni, medicazioni e pappe da imboccare col cucchiaio. Si trovano da un lato con i genitori anziani da accudire e dall'altro con i figli adolescenti da mantenere. Un «effetto sandwich» che comporta parecchi problemi: economici, sociali, psicologici. Sono numerosi i casi in cui i badanti per caso si ammalino a loro volta di depressione, si isolino totalmente e si sentano in trappola. L'assistenza ai genitori anziani per loro è gravosa non solo per ragioni pratiche ma anche per un eccessivo coinvolgimento emotivo che li consuma e li rende incapaci di vivere la loro vita. Altro aspetto di difficile gestione: l'assistenza in estate, che manda in crisi gli equilibri di intere famiglie organizzate in turni e veglie notturne. Se ci fossero agevolazioni per legge, le cose di sicuro risulterebbero più facili. Il costo di una badante si aggira sui 15mila euro all'anno fra stipendio e contributi. Non tutti possono permettersi una spesa del genere e, ad oggi, dalle tasse si possono scaricare solo 400 euro all'anno. Per questo Assindatcolf, l'associazione dei datori di lavoro domestico, avanza una proposta: «Chiediamo di dedurre dalle tasse l'intero costo sostenuto per la badante - spiega la segretaria Teresa Benvenuto -. Va bene il bonus per le mamme, va bene la politica dei voucher. Ma non servono solo iniziative una tantum. Servono strumenti strutturati che, oltre ad aiutare realmente le famiglie, darebbero una mano anche a far emergere tutto il lavoro nero che c'è nell'assistenza agli anziani non autosufficienti». In effetti le badanti in regola nel 2015 sono risultate 375mila, ma quelle «sommerse» sembrano essere più o meno il doppio. Il loro lavoro nei prossimi anni dovrebbe aumentare in modo esponenziale e si calcola che, entro il 2030, ne serviranno quasi 500mila.

LE CASE DI RIPOSO

Altro discorso è quello delle case di riposo e le residenze per gli anziani. Alcune iper costose (oltre 3mila euro al mese, tariffa fissa), altre più economiche ma con liste d'attesa lunghe un anno. Qualcosa sta cambiando nell'assistenza ai nonni malati e sembra che le famiglie siano meno disposte a lasciarli in istituto. Il numero dei presidi è calato del 7,2% dal 2009 al 2013 e i posti letto sono scesi del 24%. Sembra che le famiglie, quando è possibile, comincino a cercare nuove soluzioni per curare i propri anziani, preferiscano l'assistenza a casa, che comunque va regolata e resa un po' più facile. I malati di Alzheimer in Italia sono più di 600mila e oltre il 21% della popolazione ha più di 65 anni. Significa che nel 2050 i nonni saranno il 34%, con 22 milioni di over 65.

Commenti

VittorioMar

Mer, 02/08/2017 - 10:29

....QUESTO E' UN LAVORO CHE, DICEVANO GLI ITALIANI NON VOLEVANO PIU' FARE,SECONDO LA VULGATA DEI MEDIA E DELLA SINISTRA PER AGEVOLARE L'INVASIONE !!...FINALMENTE INCOMINCIATE AD ESSERE IN SINTONIA COL PAESE VERO...BUON GIORNO ITALIA...!!

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mer, 02/08/2017 - 11:53

Probabilmente perchè non trovano lavoro e probabilmente perchè la famiglia, già povera, non può permettersi di pagare la badante.

bimbo

Mer, 02/08/2017 - 13:58

Sti vecchi valgono solo per la pensione..

batracomiomachie

Mer, 02/08/2017 - 16:06

@bimbo miserabile

bimbo

Mer, 02/08/2017 - 16:49

mai dire il vero ci si offende..

batracomiomachie

Mer, 02/08/2017 - 17:23

@bimbo 40 anni, se interessa. è che per gente come lei "è carestia in testa, nell'anima è siccità"