Niscemi, condannati a 20 anni i tre minori che uccisero Lorena

Il gup del tribunale dei minori ha accolto la richiesta dell'accusa: massimo della pena (con sconto per il rito abbreviato) per aver violentato, ucciso e gettato in un pozzo la 14enne di Niscemi il 13 maggio scorso. I genitori: "Volevamo l'ergastolo" 

Catania - Vent'anni a testa. Il gup del tribunale per i minorenni di Catania, Alessandra Chierego, ha accolta la richiesta del pm Stefania Barbagallo. L'accusa aveva chiesto la condanna a 20 anni di reclusione ciascuno per i tre minorenni, tutti rei confessi, dell’omicidio di Lorena Cultraro, la studentessa 14enne di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, violentata e gettata in un pozzo il 13 maggio scorso. Il gup ha anche inflitto a ciascuno dei tre imputati 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

La sentenza Il gup ha accolto interamente le richieste del pm che aveva sollecitato il massimo possibile della pena tenendo conto dello sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato con cui sono stati processati i tre minorenni, D. D. M.. 16 anni, G. G., 17 anni, e A. A., 15 anni. Tutti avevano confessato il delitto dopo essere stati arrestati dai carabinieri. Il pm ha sostenuto la tesi della premeditazione, citando tra l’altro i messaggi sms che i tre si erano scambiati per organizzare la trappola a Lorena. La ragazza fu attirata in un casolare abbandonato alla periferia di Niscemi, dove a turno gli imputati ebbero rapporti sessuali con le prima di strangolarla con il cavo di una tv e gettarla in fondo a un pozzo con una zavorra per impedire che il cadavere affiorasse. I difensori dei tre minorenni, gli avvocati Francesco Spataro e Mirko Ragusa, nelle loro arringhe avevano sostenuto che non vi era stata premeditazione e avevano anche negato la violenza sessuale.

I genitori di Lorena  I genitori di Lorena Cultraro avrebbero voluto "la condanna all’ergastolo" per i tre minorenni accusati per la morte della figlia. Lo rivela il legale di famiglia, l’avvocato Carmelo Pitrolo, che ha comunicato loro la sentenza al telefono e spiegato che "quello ottenuto è il massimo della pena. I processi ai minorenni - spiega il penalista - non prevedono una condanna superiore ai 30 anni di reclusione e la scelta del ricorso al rito abbreviato l’ha ridotta a 20 anni. Quella comminata dal tribunale per i minorenni di Catania è la pena massima prevista dal codice".

Lacrime "I tre ragazzini hanno pianto dopo la lettura della sentenza" dice l’avvocato Carmelo Ragusa, uno dei difensori. Aggiunge l’altro avvocato difensore Francesco Spataro: "Vent’anni di reclusione per un minorenne rappresentano la fine di una vita, la distruzione dei progetti futuri che vengono a cadere. I ragazzi avevano già capito quello che avevano fatto ed erano pentiti. Sfido chiunque a non pentirsi davanti a una contestazione così di un grave di un fatto commesso e ampiamente confessato dai ragazzi". "Noi - riprende Ragusa - li avevano messi di fronte alla possibilità che ci fosse una condanna dura: ed è arrivata con il massimo della pena. Hanno accolto la sentenza in lacrime capendo oggi ancora di più la gravità del delitto commesso".

La vicenda Lorena era scomparsa da casa il 30 aprile, e solo il 13 maggio un contadino aveva scoperto dentro il pozzo i suoi resti massacrati. Secondo quanto emerso dalle indagini, la ragazzina aveva relazioni con tutti e tre gli imputati, i quali hanno sostenuto che Lorena aveva detto a tutti di essere rimasta incinta, ma di non sapere di chi. Questo è stato indicato dai tre minorenni come movente del delitto: una partenità indesiderata. L’autopsia aveva però escluso che Lorena fosse incinta.

L'appello Prima che il gup si ritirasse in camera di consiglio questa mattina, fuori dall’aula, attiviste dell’Udi (Unione donne italiane) avevano distribuito un volantino in cui si legge: "Saremo presenti fino alla fine. Chiediamo che la giustizia si faccia carico del dovere morale di una sentenza che contrasti l’idea che la barbarie e l’offesa alla dignità e alla vita di una donna possano essere semplicemente ridimensionate dentro un processo con rito abbreviato. Chiediamo che agli assassini delle donne e della loro dignità sia inflitto il massimo della pena".