Nissan, ricerca e investimenti per avere una società più vivibile

Per l’azienda l’ambita certificazione sugli standard dei sistemi di gestione dell’ecologia. La guerra alla Co2

Sono molti i costruttori automobilistici che nel corso degli ultimi anni si sono dotati di programmi per lo sviluppo di una mobilità sostenibile sul piano ambientale, pochi sono però quelli che hanno già ricevuto tangibili riconoscimenti. Tra questi c’è Nissan, che il 7 marzo ha ottenuto la certificazione Iso 14001 dallo Jari (Japan Automobile Research Institute), l’organismo preposto al controllo degli standard dei sistemi di gestione ambientale e alla conseguente certificazione. Per Nissan si tratta di un primato, poiché è l’unica casa giapponese ad aver raggiunto il prestigioso traguardo nello sviluppo delle attività sia a livello nazionale sia a livello globale.
Il merito è del piano ambientale a medio termine Nissan Green Program (Npg) 2010 che ha fissato obiettivi precisi per la gestione a livello mondiale delle emissioni di anidride carbonica, predisponendo un processo basato sul principio che viene normalmente identificato con la sigla Pdca, cioè Plan-Do-Check-Action, che testimonia la concretezza delle azioni e non si limita a facili e altisonanti enunciati spesso non seguiti dai fatti concreti.
Al centro della filosofia ambientale di Nissan c’è l’imperativo di puntare in ogni proprio atto a creare una simbiosi sempre più sostenibile tra l’uomo, l’automobile e la natura, per la realizzazione di una società più vivibile. Tre sono le aree in cui la casa giapponese ha fissato precise linee di sviluppo.
La prima è quella dei prodotti, che dovranno ridurre progressivamente le emissioni di Co2 in ogni fase, dalla costruzione all’utilizzo. La seconda comprende tutte le altre fonti di emissioni inquinanti nel ciclo produttivo e oltre, mentre la terza è quella che riguarda il riciclaggio delle risorse, con l’obiettivo di raggiungere un tasso di recupero del 100 per cento.
Tutte le attività che si svolgono all’interno del processo hanno un impatto sull’ambiente, ma è senza dubbio l’uso del veicolo che genera la maggiore quantità di Co2 ed è quindi su questo che vanno concentrati i maggiori sforzi. Tutte le vetture Nissan oggi circolanti nel mondo, secondo una stima interna, emettono ogni anno nell’atmosfera 147mila kton di anidride carbonica, mentre, nello stesso periodo, 2.600 vengono generate dalla produzione, 1.200 dalla logistica e 120 dalle attività d’ufficio. Nel breve e medio termine la riduzione delle emissioni potrà essere ottenuta con una continua ottimizzazione dei tradizionali motori benzina e diesel, ma guardando seriamente avanti bisogna partire subito con lo sviluppo dell’alimentazione elettrica, e raggiungere, passando attraverso diversi livelli di ibrido, l’obiettivo di vendere la metà delle Nissan prodotte nel 2050 equipaggiate di motore elettrico. Ogni area che possa portare a ridurre le emissioni è già attualmente esplorata, con particolare attenzione alla tecnologia plug-in per gli ibridi, all’alimentazione flessibile, con l’utilizzo di bioetanolo in misura sempre maggiore nelle miscele con la benzina, all'evoluzione delle celle combustibili e allo sviluppo delle batterie insieme alla consociata Nec. Sul fronte dell’elettrico puro Nissan è già vicina a mettere in strada nei prossimi anni i primi modelli, dal frutto della joint-venture con l’israeliana Project Better Place alla straordinaria Pivo2, trattata dettagliatamente in questa pagina. Parallelamente alla riduzione della Co2 prodotta dalla circolazione, Nissan ha abbattuto drasticamente (meno 75%) l’emissione di altre sostanze, come gli ossidi di azoto e gli idrocarburi non metanici, che non godono delle attenzioni riservate all’anidride carbonica, sebbene siano, a differenza di questa, degli autentici veleni. La terza area d’intervento per ridurre l’impatto sull’ambiente di un’auto è rappresentata dal riciclaggio delle risorse, dal momento in cui il veicolo viene progettato fino alla rottamazione. Per quanto riguarda la fase finale, Nissan, sui modelli prodotti per il mercato interno (la sensibilità del Giappone al problema del riciclo dei materiali è molto elevata) ha già raggiunto un tasso di recupero pari al 95%, un obiettivo ormai a portata di mano anche nei centri di produzione che operano fuori dai confini nazionali.