Nitto Palma: «Corsa delle Procure ad accaparrarsi i processi altrui»

Lo ha detto con calma e sorridendo a chi gli chiedeva un commento sulla «guerra» tra Procure. Il guardasigilli Francesco Nitto Palma ieri a Ravello, in provincia di Salerno, ha dichiarato: «Mi sembra che vi sia una corsa, da parte di qualcuno, a gestire processi che non appartengono alla sua competenza». Tra tutti ha citato un caso, Napoli, e l’ha definito «paradossale».
Il ministro della Giustizia ha puntato il dito contro la «caccia» ai processo. «Quando facevo io l’uditore giudiziario, i giudici di affidamento dell’epoca ci insegnavano che la prima cosa che bisognava vedere era la competenza - ha esordito - e se non si era competenti il fascicolo andava all’ufficio competente. Probabilmente gli insegnamenti di adesso sono diversi. È inevitabile che, poi, quando il processo, il procedimento va avanti, le istanze della difesa possono trovare accoglimento», ha aggiunto. Poi ha tirato in ballo Napoli, dove la «situazione è quasi paradossale». E ha spiegato: «A distanza di due giorni il processo si è sdoppiato, i fatti sono gli stessi, una parte è andata a Roma, poi è stata cambiata l’imputazione e un’altra parte è andata a Bari. Io mi limito semplicemente ad osservare. Faccio le mie valutazioni, più che come ministro o come ex magistrato, da cittadino. E se non capissi poche cose di diritto resterei molto perplesso».
Di Napoli Nitto Palma è tornato a parlare riguardo ad altri argomenti. Domani sono attesi gli ispettori del ministero, obiettivo: verificare se la Procura partenopea, sotto il profilo disciplinare, abbia commesso irregolarità nella conduzione dell’inchiesta Tarantini-Lavitola. Sulla missione il ministro non si è sbilanciato, «rientra nei compiti dell’ispettorato», ha detto. Valuterà alla fine: «Non mi interesso della quotidianità dell’inchiesta». E sulle polemiche dei magistrati napoletani per la mancanza di autisti Nitto Palma, pur ammettendo il problema, ha sottolineato che «una volta le proteste avvenivano per fatti più gravi, come l’assassinio di Mario Amato». Immediata la risposta della Dda di Napoli: «Qui le auto blindate sono indispensabili».