«No ai controlli»: i tassisti fanno muro

Muro contro muro, sempre. Una cortina di ferro divide Comune e tassisti alla vigilia della votazione in consiglio comunale della delibera che fissa il controllo satellitare sul personale in servizio. L’antica usanza del turno fai-da-te, che tanto riempie i parcheggi di giorno e li svuota di notte o quando piove (vedi ieri), potrebbe avere i giorni contati. I primi ad augurarselo sono le associazioni dei consumatori. «Il controllo satellitare serve e il Comune non deve cedere - dichiara Primo Mastrantoni dell’Aduc -. I tassisti sono contrari perché vogliono aumentare le tariffe. Assurdo, visto che il controllo satellitare dei mezzi presenti è a garanzia del patto siglato con il Comune. Serve un dato oggettivo, che certifichi che il servizio è aumentato realmente». E se i tassisti non dovessero cedere? «Il Comune deve rilasciare 2000 nuove licenze». Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Rienzi del Codacons: «Siamo pronti a scioperare se i tassisti si opporranno all’accordo con il Comune. Bersani ha già sbagliato quando ha ceduto. Ora bisogna contrastare l’eventuale aumento delle tariffe».
Dall’altra parte tutti compatti nel dire no al controllo. È netto Carlo Bologna, presidente dell’Ait: «Noi abbiamo dato quello che dovevamo dare. Il decreto Bersani non parla di “Grande Fratello” e per questo non abbiamo intenzione di essere succubi dell’Atac e del Comune». «L’«Atac - continua Bologna- si sta impadronendo di tante cose, ma non si impadronirà dei tassisti, che fanno il loro dovere». Il leader dell’Ait, che nei mesi passati era stato sempre alla testa degli anti-Bersani, promette: «Dal primo ottobre ci saranno 1200 taxi in più per turno e la notte raddoppieranno. Il Comune sta cercando solo dei pretesti».
Più pacato Nicola Di Giacobbe, di Cgil Unica Taxi secondo il quale «il tassista è un libero imprenditore che, come tale, non può essere sottoposto al controllo del Comune. Per non parlare dei problemi di privacy che un controllo di questo tipo pone». Il punto, per Di Giacobbe, è che «conoscere il numero di taxi in servizio ad una data ora non risolve il problema». «A Roma il problema che dobbiamo risolvere è come far incontrare la domanda con l’offerta. Le attuali tecnologie sono il vero problema. In alcune ore della giornata c’è molta più domanda; in altre c’è offerta ma in punti sbagliati rispetto alla domanda. Questo non significa che la risposta possa essere data conoscendo il numero dei tassisti in servizio, perché non indica in che zona stanno. Non è attraverso il controllo che possiamo far incontrare domanda e offerta».
Sia Di Giacobbe che Bologna sottolineano la necessità di affidare il controllo dei taxi a una commissione mista, «come previsto dal decreto Bersani», di cui farebbero parte tassisti, utenti e rappresentanti del Comune. Di Giacobbe sembra però aprire un sottilissimo, quanto strategico varco: «Veltroni ha un feeling particolare con la categoria. Penso che riusciremo a trovare una soluzione».