«No ai diktat, anche dei rabbini»

«È sbagliato giudicare: gli stessi scienziati sono divisi sul momento in cui inizia la vita. Ho molti dubbi, giusto sentire tutte le opinioni»

Karen Rubin*

Secondo la religione ebraica ogni uomo è obbligato a sposare una donna al fine di essere fecondo e di moltiplicarsi. L'atto sessuale è parte integrante del compimento di questo importante precetto biblico. Nel caso della inseminazione artificiale tale precetto (mitzvà) non viene adempiuto. Il progresso ha spinto i religiosi che si occupano di bioetica a fare qualche passo in avanti rispetto a questa posizione e in alcuni casi accettano il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita se sussistono precisi presupposti.
Dicono: devono essere trascorsi almeno 10 anni di infertilità nella coppia prima che questa possa utilizzare l'aiuto che la medicina può offrirgli.
Rabbini specializzati devono sorvegliare il lavoro del medico al fine di evitare che per errore o per scelta il seme del marito venga sostituito con il seme di un altro uomo.
Detto questo, il problema degli ebrei religiosi oggi, è quello di tentare di interpretare di caso in caso il volere di Dio e siccome di interpretazione si tratta, anche i rabbini hanno posizioni contrastanti all'interno delle diverse comunità.
Molti sostenitori del sì parlano di un pericoloso diktat della Conferenza Episcopale. Ieri importanti rappresentanti delle Comunità Ebraiche Italiane hanno indetto una conferenza stampa contro l'astensionismo ai referendum.
La sede della conferenza l'Ospedale Israelitico di Roma. Gli ospiti: Paserman, Luzzatto e Lerner.
Un pericoloso diktat anche questo?
Leggo le parole pronunciate dai testimonial dei comitati per il sì. Spiegano che bisogna tutelare la salute delle donne, concordo. A questo fine, dicono, meglio produrre un numero di embrioni in eccesso che in difetto, in fondo sono solo grumi di cellule insignificanti.
Come fanno a dire quando comincia una vita emotiva? Anche gli scienziati sono molto divisi sull'argomento.
Sempre quelli del sì aggiungono che però è sacrosanto arginare il fenomeno delle mamme-nonne.
A quanti anni si è tali? A 40? Sì, a 40 anni non hai più la pazienza e la vitalità necessarie, ti sei abituata ai tuoi spazi di libertà, ai tuoi orari, difficile rinunciare. Un bambino di 10 anni e una madre di 50 non giocano a nascondino. Tutti d'accordo? Non credo.
Cerco di capire le ragioni di quelli che ritengono che un voto non valga una vita. Vero. Sento la voce elettronica del radicale Luca Coscioni, lo guardo e mi assale una profonda tristezza. Luca è giovane, ha una moglie giovane, fino a poco tempo fa amava più di tutto correre, era un maratoneta.
La Sclerosi Laterale Amiotrofica lo ha costretto su una sedia a rotelle, spera che dalle cellule staminali embrionali possa arrivare un ritorno alla vita, posso essere io a negargli questa speranza?
Come fa a non assalirti il dubbio. E se mio figlio che oggi ha 15 anni, un piccolo uomo, con le sue piccole nevrosi, un misto perfetto tra genetica e ambiente, non fosse nato? Sarebbe nato un altro piccolo uomo al posto suo? Sì, sicuramente.
Un altro embrione e l'embrione di mio figlio sono uguali? No, non può essere, solo lui è come lui, è proprio quell'embrione lì, irripetibile, quello su cui volevano fare una ricerca fondamentale per la nostra salute, per la mia salute. Voglio sacrificare quell'embrione per la mia salute? No, non voglio.
E se vincesse il sì, se da quel sì venisse la terapia per sconfiggere una mia malattia, coerentemente rifiuterò di utilizzarla?
Ho letto di un sondaggio emblematico, si chiedeva alle coppie che hanno utilizzato le tecniche per la procreazione medicalmente assistita se fossero disposte a donare gli embrioni inutilizzati per la ricerca scientifica.
Lo hanno chiesto a loro, a quelli che non dovrebbero avere dubbi. Hanno risposto no. Il 95% degli intervistati ha risposto no. È incoerente?
È ingiusto giudicare, ci si dovrebbe trovare, si deve sentire.
È una questione viscerale, conflittuale, ambivalente. Quella situazione dolorosa in cui la mente vuole salvare capra e cavoli.
Mi piacerebbe che di fronte ai quesiti referendari i cittadini si chiedessero se sono pronti a sacrificare al progresso una parte misteriosa ed emozionale di se stessi, della persona che amano, di un altro amore, diverso e ancora sconosciuto.
*giornalista Mediaset