No ai guidatori del trotto che vogliono fare i giudici

Il sito Internet dell'Unagt (una delle due associazioni di guidatori trotto italiani) ha pubblicato sul suo notiziario web una nota nella quale si «spara a zero» sulle giurie del trotto, invitando l'Unire a nominare al più presto nelle terne giudicanti gli ex (!) guidatori che ricoprono incarichi di commissario. Come al solito la proposta è enfatizzata, ampliata e indicata come risolutiva e, come al solito, nasconde la misera difesa degli interessi marginali di pochi a scapito della tenuta dell'intero sistema.
Alcune brevi considerazioni a riguardo, con una premessa. Il sistema disciplinare nell’ippica non è un rifugio per ex o una riserva di piccole rendite. Il sistema disciplinare è un muro portante dell'intero comparto, poiché permette che le risorse (il montepremi) vengano distribuite nel rispetto delle regole.
Ogni sistema disciplinare sportivo deve essere trasparente e credibile e in ogni settore sportivo - in ogni parte del mondo - non esistono giudici che per una parte del loro percorso professionale o di vita siano stati oggetto del giudizio stesso (ad esempio non esiste un arbitro che sia stato calciatore professionista). Ogni sistema disciplinare sano crea una sua struttura autonoma e seleziona una squadra che non abbia avuto contatti con l'ambiente che sarà chiamata a giudicare.
Chiamare a far parte delle terne giudicanti del trotto gli ex guidatori rappresenterebbe uno strappo forte al principio di trasparenza ed una spallata definitiva alla scricchiolante credibilità della struttura disciplinare del trotto italiano.
Non entro nel merito dei curricula degli ex guidatori che aspirerebbero a salire sulle torrette (anche se non è detto che chi ha guidato in corsa sia in grado poi di giudicare o conoscere il regolamento senza aver sostenuto un corso specifico ad hoc) ma provo ad immaginare le conseguenze di questa scelta.
Tutti questi soggetti hanno avuto ed hanno rapporti con proprietari, allevatori e colleghi. Tutti hanno intrattenuto rapporti economici con gli operatori, ipotetici soggetti del loro giudizio. Tutti continuano ad avere rapporti personali non scevri da simpatie o antipatie consolidate e conosciute nell'intero ambiente.
Potrà mai il loro giudizio non risentire di questi trascorsi? Io credo di no.
Aggiungo inoltre che se anche qualcuno di loro riuscisse a diventare critico oggettivamente, ad astrarre le forme di giudizio dalle sue precedenti esperienze, il giudizio finale - e le decisioni conseguenti - non sarebbero mai recepite all'esterno come terze e imparziali.
La contrarietà ad una scelta di questo tipo da parte dell'Unire si concretizzerà in forti azioni politiche a difesa di una struttura disciplinare che vorremmo imparziale, autonoma e forte.
Una spallata ad uno dei pochi muri che rendono ancora credibile il trotto italiano - già affetto dalla narcosi dei rimborsi tris, delle sovvenzioni a pioggia, delle clientele e dei privilegi - scaverebbe un altro po' di terreno del baratro in cui l'ippica italiana sta sprofondando.
Contro questa evenienza ci batteremo.
*Consigliere regionale An
Responsabile nazionale

settore sport ippici An