«No ai parchi della droga legalizzata Il verde è delle mamme e dei bimbi»

Moratti boccia la proposta di Ferrante. E garantisce 50 nuovi pediatri in cinque anni

Chiara Campo

«I parchi devono essere lasciati a disposizione delle mamme e dei bambini». Quando pensa al verde della città, Letizia Moratti immagina le famiglie, agli anziani che ci trascorrono i pomeriggi seduti sulle panchine a chiacchierare. Idea ben lontana dall’esperimento che il candidato sindaco dell’Unione, Bruno Ferrante, vorrebbe tentare in alcune aree: la distribuzione controllata di droga, a scopo terapeutico. Ma i giardini pubblici, attacca la Moratti, «sono per i bambini, non per lo spaccio legalizzato di droga. I ragazzi che hanno problemi di droga vanno aiutati facendoli uscire dal problema, non lasciandoli dentro». Oltretutto, la candidata sindaco della Cdl sottolinea che «se Ferrante si riferisce alle esperienze di altre città evidentemente non conosce bene il problema, perchè dove hanno provato questo esperimento, come a Zurigo, è fallito oltre dieci anni fa».
Agire dalla parte delle famiglie è l’obiettivo che ha spinto la Moratti a trovare già un’intesa con Regione e Asl per aumentare il numero dei pediatri in città. Ad oggi sono 130 contro una popolazione di 145mila abitanti tra zero e quattordici anni. «I baby malati a volte rischiano di rimanere senza specialista - spiega - perchè a Milano non c’è neppure un pediatra ogni mille bambini. Ci sono zone come Ponte Lambro dove non ce n’e neppure uno». Una situazione che mette in difficoltà anche i reparti ospedalieri a cui le famiglie, in assenza di medici per l’infanzia vicino a casa, sono costrette a rivolgersi. Ma anche per Niguarda, San Carlo, San Paolo, Buzzi, De Marchi, sacco, San Raffaele, San Giuseppe e Fatebenefratelli è diventato un problema sostituire i pediatri che si ammalano. E dato che in dieci anni le nascite sono aumentate quasi del 20 per cento, passando dalle 9.401 del 1995 alle 11.054 dell’anno scorso, la carenza e destinata a trasformarsi quasi in emergenza. A completare il quadro, c’è da aggiungere che i posti di specialità nelle università milanesi sono solo diciotto l’anno, per cui l’equilibrio tra pensionamenti e new entry sta «scoppiando». «Stiamo lavorando con la Regione e l’Ordine dei medici - rassicura però la Moratti -, perché nei prossimi cinque anni vengano inseriti almeno dieci pediatri in più all’anno, distribuiti in ogni zona».
Se diventerà sindaco, l’ex ministro intende far contare di più il Comune in materia sanitaria, che è sì competenza della Regione, «ma il confine con l’assistenza sociale è sempre più labile». Dunque «occorre che il Comune partecipi più attivamente nella cabina di regia della sanità, con Asl e Pirellone». Insieme, spiega, «dobbiamo fare in modo che gli anziani siano assistiti soprattutto a casa, dove sono conservati i loro ricordi. Per loro essere ricoverati è una grossa sofferenza». Milano, poi, può «candidarsi ad essere capitale della scienza e della salute. Ha centri di ricerca di grande valore, ospedali eccellenti, l’industria farmaceutica più sviluppata del Paese».
Una risorsa su cui nel futuro Letizia Moratti intende investire di più è quella del privato sociale, perchè «è giusto -dice - che il ruolo di migliaia di volontari non sia relegato alle emergenze, ma siano messi in condizione di intervenire anche nella progettazione delle politiche assistenziali». Un coinvolgimento più forte dei volontari, ad esempio, nell’esperimento dei custodi-sociosanitari, «che ha funzionato e in futuro andrà anche rafforzato». Se diventerà sindaco, Letizia Moratti si troverà probabilmente a fare i conti quasi subito con l’emergenza caldo che negli ultimi anni ha messo a dura prova gli anziani. «Ma - sottolinea - non bisogna gestire le emergenze, perchè si sa che d’estate farà caldo: i piani vanno preparati in anticipo, con l’aiuto anche dei custodi sociali, il banco alimentare e farmaceutico, il privato sociale».