"No ai politici sul palco" Il caso Treviso contagia gli industriali di Vicenza

Venerdì la marcia silenziosa degli imprenditori. Ora il presidente
Zuccato avverte: "Li inviteremo, ma solo perché ci ascoltino"

«Niente politici sul palco». Il caso Treviso (la marcia silenziosa degli imprenditori di venerdì scorso) fa scuola, e un nuovo segnale d’insoddisfazione arriva in queste ore dalle aziende di un’altra città simbolo dell’operoso Nordest: a Vicenza, il 4 luglio, si terrà l’assemblea degli industriali, e i politici «saranno in platea ma non li faremo parlare», spiega il presidente degli imprenditori vicentini, Roberto Zuccato. «Sarebbe soltanto - aggiunge - un modo di perdere tempo».

Fra le imprese del Nordest, e non solo, è profonda l’insoddisfazione nei confronti della politica. Tanto che, negli ultimi tempi, è emersa una sorta di parola d’ordine: «Lasciate fare a noi, voi restate fuori». Basta con le richieste, con le recriminazioni, con gli appelli alle sovvenzioni pubbliche. Gli imprenditori sanno perfettamente che, con quello che sta accadendo in Eurolandia, sarebbe dannoso chiedere ed ottenere sussidi appesantendo il bilancio dello Stato. Sollecitano invece riforme a costo zero per le finanze pubbliche, ma importantissime per il mondo produttivo. Su questa linea si è mossa la marcia degli industriali di Treviso. «Non manifestiamo contro qualcuno - ha spiegato il presidente degli industriali locali, Alessandro Vardanega - ma vogliamo ricordare che esiste un’Italia capace di camminare con le proprie gambe».

La politica come ostacolo allo sviluppo. È questa l’idea che si fa strada fra le imprese, soprattutto nelle aree trainanti del Paese. La partecipazione di Emma Marcegaglia alla marcia dei duemila industriali trevigiani ha dato alla manifestazione un significato che va oltre i confini locali. Ora l’insoddisfazione emerge platealmente anche a Vicenza, con il «no» ai discorsi di circostanza. L’associazione degli industriali vicentini, una delle più forti d’Italia, ha dunque deciso d’invitare i rappresentanti del governo e i parlamentari veneti, ma allo stesso tempo di lasciarli in platea. Per una volta, anzichè parlare, dovranno ascoltare. Parleranno i vertici confindustriali veneti, per dare agli iscritti, come spiega il presidente Zuccato, «idee per lavorare». Da un certo punto di vista, si potrebbe anche dire che gli industriali hanno raccolto la «sfida» del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che aveva ricordato come «le imprese hanno a che fare con la crescita». Vicenza è emblematica anche per quanto è accaduto alle passate assemblee locali degli imprenditori. Basti ricordare il durissimo botta e risposta del 2006 fra Silvio Berlusconi, allora candidato premier, e Diego Della Valle.

Il male, non oscuro ma palese, dell’economia italiana è la scarsa crescita del prodotto interno lordo. Quest’anno, secondo tutti i principali centri di ricerca economica, non supererà l’1%: la metà della media europea. La Germania prevede un tasso di sviluppo dell’economia di almeno il 2,6%, la Francia del 2%. All’assemblea della Confindustria, giovedì scorso, è stato fatto notare come negli ultimi dieci anni il Pil sia cresciuto di un misero 2,5%, contro il 17% degli anni Novanta. Una tendenza che si può combattere con le riforme. Lo sviluppo, per la Confindustria, passa attarverso la semplificazione fiscale, il rilancio degli investimenti in infrastrutture, la riduzione degli oneri amministrativi, le liberalizzazioni, e anche un nuovo statuto dei lavori che favorisca l’occupazione giovanile e femminile. Il governo ha varato il decreto sviluppo. E Tremonti ha promesso che la riforma fiscale si farà entro fine legislatura; un orizzonte temporale, quello del 2013, che alle imprese appare lontano.