No all’accordo. E Berlusconi tira dritto

da Roma

«Ma tu lo sai quanti magistrati si sono occupati di me? Dai, di’ un numero...». Berlusconi si accalora quando alla Camera gli capita di incrociare De Benedetti. Il premier e il presidente del gruppo Espresso si appartano per qualche minuto e il Cavaliere non lesina critiche a la Repubblica. «Sono stufo - spiega - di leggere che sono ossessionato dai giudici. Dillo al tuo direttore». E ancora: «Non sai quanti sono? Ben 789. E nonostante questo in 14 anni non sono mai stato condannato. Assolto anche in Cassazione». Lo scambio si conclude con una stretta di mano cordiale, ma lo sfogo è piuttosto significativo. Sulla questione giustizia, infatti, Berlusconi non ha alcuna intenzione di cedere. Come conferma a Fini durante un incontro a Montecitorio.
D’altra parte, spiega un ministro vicino al premier, «oramai siamo alla guerra totale». E bene ha fatto Berlusconi «a spostare il confronto sul piano politico». Il premier, infatti, questa volta può contare su un atteggiamento decisamente più aperto del Quirinale, perché - confidava qualche giorno fa il Cavaliere ai suoi - «Napolitano non è certo Scalfaro». Ed è consapevole, spiega Napoli, che «tornare al clima del ’94 non gioverebbe a nessuno». In questo senso, dunque, viene letto a Palazzo Chigi l’intervento del Colle sul Csm e anche l’apertura dell’Anm sull’immunità. Segnali che lasciano pensare che la strategia di Berlusconi stia iniziando a pagare. «Per la prima volta - dice il premier nelle sue conversazioni private - si prende atto che il problema esiste».
Berlusconi, però, non vuole dare segnali di cedimento. Così, nonostante abbia deciso di «congelare» l’idea di un’uscita pubblica ad hoc - magari in tv - per spiegare la situazione, sceglie la linea del silenzio. Non è dunque un caso che nonostante l’apertura del segretario dell’Anm, Ghedini abbia per lui parole dure. Perché Cascini, attacca l’avvocato del Cavaliere, ha «prospettato giudizi sulla linea della difesa in un processo in corso» (quello, appunto, a carico di Berlusconi).
Nonostante i segnali, però, il clima è tutt’altro che disteso. Come dimostra il duro scambio tra il ministro Fitto e il gup di Bari che ieri ha respinto la sua richiesta di visionare tutte le intercettazioni dell’inchiesta sul crac del gruppo Cedis in cui è coinvolto. Un diniego motivato da ragioni di «tutela della privacy» che Fitto non gradisce, convinto che conversazioni a suo discarico siano state volutamente escluse dalla Procura. Sospetto legittimo se uno dei quattro pm titolari dell’inchiesta, Roberto Rossi, è stato immortalato - le foto sono state inviate al Csm - al Vaffa day grillino mentre faceva il gesto della «V».
Da parte del Cavaliere, dunque, macchine avanti tutta. E, almeno per il momento, un deciso «no» all’ipotesi di rinunciare alle norme sospendi-processi in cambio di una disponibilità dell’opposizione sul lodo Schifani-bis. Che in realtà si coglie già nelle parole di Soro e Finocchiaro. Tanto che Di Pietro arriva ad accusare il Pd di voler fare da «ruota di scorta al Cavaliere». Già, perché il compromesso su cui stanno lavorando le diplomazie è quello di riproporre lo schema di ieri sul decreto rifiuti, con l’Udc che vota con la maggioranza, il Pd che si astiene e il no dell’Idv. Casini, in particolare, ha già dato la sua disponibilità. Pur insistendo sulla contestuale riformulazione della sospendi-processi. Un punto di mediazione con il leader centrista, però, non è impossibile. Casini - che insiste nella sua «opposizione responsabile» - potrebbe infatti avere interesse a riallacciare definitivamente i rapporti con la maggioranza. Perché, spiega Napoli, «cinque anni nel limbo di un sistema bipolare sono troppi per chiunque». E a Berlusconi potrebbe non dispiacere incassare il sì di una parte dell’opposizione in un voto tanto delicato.