«No all’asse franco-tedesco» Frattini contro i Re d’Europa

Per il ministro degli Esteri il dialogo bilaterale tra Parigi e Berlino "fa solo perdere tempo". I tedeschi: "Siamo le economie più forti"

Attenti a quei due: Francia e Germania. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno ripreso a incontrarsi e a ragionare come asse Parigi-Berlino. Un rapporto privilegiato, un’intesa bilaterale che detta la linea all’intera Unione europea. È successo di nuovo domenica nella capitale tedesca dopo il vertice all’Eliseo del 16 agosto scorso. Contro questo direttorio, che esclude ancora l’Italia, ha alzato ieri la voce il ministro Franco Frattini. I francesi hanno cercato di minimizzare, ma i tedeschi sono usciti allo scoperto: siamo le economie più forti dell’Eurozona, abbiamo una responsabilità speciale. E quindi, fanno intendere, il diritto di decidere per tutti.

Lo scontro diplomatico è aperto. Il titolare della Farnesina non ha nascosto il fastidio dell’Italia per la disinvoltura con cui Francia e Germania pensano di impugnare la situazione, e ha manifestato un profondo scetticismo sull’esito del vertice berlinese dell’altro giorno. «Una crisi globale non si risolve con assi bilaterali», ha detto ieri ai giornalisti a Lussemburgo a margine del consiglio dei ministri degli Esteri europei. Frattini ha aggiunto di non essere riuscito «a comprendere quale sia stato il succo di quell’incontro» in quanto «non c’era un’agenda dichiarata e non sappiamo neppure se c’era un’agenda sostanziale».

C’è rabbia dietro l’aplomb che il capo della nostra diplomazia non ha perso nemmeno questa volta. Il ministro degli Esteri ritiene che i vertici bilaterali siano tempo perso. «Sarebbe molto meglio - ha precisato Frattini - rilanciare il metodo realmente comunitario, che fa sedere tutti i 27 Paesi membri attorno al tavolo del Consiglio, senza perdere invece tutto questo tempo che rischia di fare fallire la Grecia».

Parigi ha accusato il colpo, tentando di stemperare la portata del faccia a faccia tra la cancelliera tedesca e il presidente francese. «La Francia e la Germania non hanno nessuna vocazione a essere il direttorio dell’Unione europea e non agiscono contro gli altri Stati membri», ha detto a Lussemburgo una fonte diplomatica d’Oltralpe. Come dire: lavoriamo anche per voi. «Noi discutiamo con i nostri amici tedeschi le soluzioni che ci sembrano più opportune - hanno aggiunto le stesse fonti - ma non imponiamo agli altri le soluzioni a due. L’iniziativa franco-tedesca non è diretta contro i partner e non c’è alcuna vocazione al direttorio». I rappresentanti di Parigi hanno ricordato il recente incontro di Bordeaux tra il ministro Frattini e il collega francese Alain Juppé: esso dimostrerebbe che «noi abbiamo sempre discusso e lavorato bene con l’Italia».
Ma poco dopo la diplomazia di Berlino ha ribadito la leadership franco-tedesca sui 27, ha rivendicato con forza il valore del summit tra la Merkel e Sarkozy e il diritto-dovere dei due Paesi di agire in tandem in questi frangenti.

«Germania e Francia sono le economie nazionali più grandi dell’Eurozona - ha tagliato corto una fonte del ministero degli Esteri tedesco -. Hanno una responsabilità particolare per il futuro dell’Europa e della moneta unica». Le osservazioni di Frattini sono state così rispedite alla Farnesina.

Non è la prima volta che l’Italia esprime irritazione, in maniera più o meno esplicita, per gli incontri Merkel-Sarkozy nei giorni che precedono vertici europei. Anche il summit di Berlino doveva preparare una riunione, quella dei capi di Stato e di governo Ue in programma il 17-18 ottobre sul sostegno alla Grecia. I due leader erano favorevoli a un rinvio. Frattini si è detto contrario allo slittamento per non perdere giorni preziosi: è urgente, ha osservato il ministro, che «il Consiglio europeo adotti misure concrete e indichi puntualmente quando sarà sbloccato il pacchetto di aiuti per la Grecia». Ma il presidente Ue, il belga Herman Van Rompuy, ha deciso di spostare il vertice a domenica 23 ottobre «dopo un giro di consultazioni la scorsa settimana e durante il weekend», come è scritto in una nota. Il rinvio «consentirà di finalizzare la nostra strategia complessiva sulla crisi del debito sovrano nell’Eurozona e su una serie di temi collegati».