Il no all’eutanasia per i neonati unisce cattolici, ebrei e islamici

da Londra

La chiesa anglicana ricompatta tutte le altre religioni. La presa di posizione di un vescovo anglicano di spicco, il reverendo Tom Butler, a favore dell’eutanasia «passiva» per i neonati con gravi malformazioni, ha sollevato un coro unanime di critiche da parte di rappresentanti delle altre confessioni. Il capo della diocesi di Southwark era intervenuto nel dibattito in corso sull’eutanasia di bebè con handicap irrimediabili e gravissimi, aprendo per la prima volta, e sia pure parlando di casi eccezionali, alla sospensione delle cure, come «fine dell’accanimento terapeutico».
Una posizione che, sebbene molto più moderata di quella di tanti scienziati anglosassoni, ha subito provocato la reazione del Vaticano. «La posizione della Chiesa non varia - ha ribadito con forza il cardinal Javier Lozano Barragan - la vita non appartiene all’uomo ma al Signore». Secondo il «ministro» della Salute della Santa Sede, «Non si può togliere la vita, con qualsiasi mezzo diretto o indiretto, a un essere innocente. L’eutanasia non è mai ammessa. E questo vale per i malati terminali e anche per i bambini, anche quelli nati con gravi handicap». «Per noi ebrei sopprimere un bambino è comunque gravissimo - gli ha fatto eco Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma - la posizione della Chiesa anglicana mi fa pensare a ciò che avveniva a Sparta ai bambini deboli. Da medico dico invece che bisogna attivarsi nella prevenzione e nella diagnosi prenatale». Su questa linea si è realizzata una convergenza anche con il pensiero musulmano. «L’eutanasia nell’Islam è assolutamente proibita. Su questo ci schieriamo con la Chiesa cattolica e non con la Chiesa anglicana», ha scandito Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana mondiale in Italia.
E la politica? «Nessuno può arbitrariamente decidere quale vita possa e debba essere vissuta», ha commentato Patrizia Paoletti Tangheroni, deputata di Forza Italia. Un netto no alla posizione anglicana anche dal capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, che bolla come «nient’altro che un irresponsabile scimmiottamento dell’eugenetica inglese», il recente documento della Commissione bioetica della Toscana, che prevede di «negare, come si legge nel documento, le cure intensive ai nati dopo 22 o 23 settimane di gestazione, spacciandole per accanimento terapeutico». Per Volontè: «È un modo, subdolo e vietato dalla legge, di introdurre nel Paese l’opinione che l'eutanasia sia una soluzione praticabile e legale».
Sul tema si è espresso infine anche il professor Costantino Romagnoli, primario del reparto di Neonatologia e responsabile della divisione Terapia intensiva neonatale del Policlino Agostino Gemelli di Roma: «Un bambino che può avere degli handicap gravi può essere soppresso? No, è abominevole, non è accettabile dal medico, si tratta di un omicidio. Altrimenti, il nostro mestiere sarebbe una strage degli innocenti».