«No all’olio combustibile nelle nostre centrali»

Il governatore: «È un passo indietro». Oggi via alla campagna di controlli sulle caldaie

Marta Bravi

«Pur comprendendo le ragioni legate alla sicurezza del sistema energetico nazionale, sono costretto a segnalarti la mia assoluta contrarietà rispetto all’impiego di olio combustibile nelle centrali termoelettriche lombarde e ti chiedo pertanto di escludere tassativamente queste centrali da quelle autorizzate all’impiego di tale combustibile». Con queste dure parole il presidente della Regione Roberto Formigoni ha risposto ieri al ministro per le Attività produttive, Claudio Scajola, a proposito dei decreti anti emergenza di venerdì. Uno di questi, che verrà portato sul tavolo del Consiglio dei ministri martedì per essere firmato, propone di sostituire nelle centrali termoelettriche il metano con l’olio combustibile per «non intaccare i serbatoi di emergenza di gas da utilizzare proprio nei periodi di difficoltà per assicurare gli approvvigionamenti», come ha detto lo stesso ministro.
Nella sua nota il presidente sottolinea come molte centrali termoelettriche si trovino in Lombardia, stretta nella morsa dell’inquinamento, mai come quest’anno. A Milano ieri la concentrazione di Pm10 era sei volte superiore al limite consentito. La situazione è così allarmante che venerdì lo stesso Formigoni si è dichiarato disponibile a parlare di targhe alterne, soluzione che aveva escluso con fermezza mercoledì alla conferenza stampa. Venerdì Formigoni ha addirittura invitato il centrosinistra a organizzare una consultazione sulle targhe alterne, il 29 gennaio, giorno fissato per le primarie (e del blocco totale del traffico, ndr). «Il mio invito era istituzionale e privo di malizia - ha spiegato ieri il presidente - d’altronde c’è il bisogno di verificare l’opinione dei cittadini e dei vari soggetti interessati. Nella riunione di mercoledì io verificherò la posizione di Province, Comuni, associazioni e categorie». Intanto da domani partirà la campagna di controlli a tappeto sulle caldaie di uffici, fabbriche, condomini e edifici pubblici grazie alla task force di 25 agenti dell’Arpa, istituita dalla Regione per coadiuvare comuni e province nelle verifiche.
La novità che sembra preoccupare maggiormente il governatore sembra proprio essere la proposta antiemergenza di Scajola, che rappresenta, secondo lui, un passo indietro rispetto al lavoro fatto. «Le centrali termoelettriche, per ragioni prioritarie legate alla salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini - scrive Formigoni al ministro - sono state trasformate negli scorsi anni per poter bruciare gas naturale, il cui impiego al posto del più inquinante olio combustibile consente di contenere l’impatto complessivo di emissioni sulla qualità dell’aria. Non ti sfuggirà, quindi, l’estrema delicatezza che riveste per la nostra Regione l’ipotesi di alimentare nuovamente le centrali termoelettriche a olio combustibile, in particolare qualora si utilizzasse combustibile a basso tenore di zolfo (btz) o addirittura ad alto tenore (atz). Nel caso, quindi, e solo nel caso di comprovato imminente rischio di black out - conclude Formigoni - ti chiedo di garantire che l’impiego di olio sia limitato a combustibile senza zolfo, e comunque per brevissimi periodi di tempo e con modalità concordate con Regione Lombardia».
Sulla vicenda è intervenuto anche il vicesindaco Riccardo De Corato che ha espresso il suo sostegno al Governatore: «Gli esperti del Ministero delle Attività produttive - dichiara De Corato - dovrebbero ricorrere ad altri accorgimenti per la Lombardia, dove in queste ore stiamo chiedendo ai cittadini milanesi e lombardi misure come la riduzione del riscaldamento nelle case».