No al campo rom, la Lega chiama al voto

Michele Perla

Le scuole apriranno con un giorno di ritardo, non per consentire agli studenti una vacanza più lunga, bensì per dar modo ai cittadini di Rho di recarsi alle urne per partecipare a un referendum. Si tratta di quello sulla realizzazione in città di un campo nomadi attrezzato, perorato dalla giunta di centro sinistra. Si voterà domenica 11 settembre, dalle 8 alle 22, nei seggi scolastici e la consultazione sarà valida se parteciperà il 50% più uno degli aventi diritto.
Nel frattempo è scattata un’accesa campagna, che vede contrapposti i due schieramenti: quello del «sì», disponibile a fare concessioni ai rom, e quello del «no» che fa capo alla Lega, da sola in questa lotta senza i partiti della Cdl. Alle urne potranno recarsi altresì i giovani che hanno compiuto almeno 16 anni e gli stranieri residenti dal 30 luglio. Basterà presentarsi al seggio muniti di carta d’identità, senza alcun certificato elettorale.
Una chiamata al voto che assume una valenza che va oltre i confini cittadini; non solo: è anche il primo referendum effettuato in Italia circa la realizzazione di un campo nomadi. Il clima è infuocato, e sulla giunta guidata dalla cattolica Paola Pessina, continuano a piovere critiche di boicottaggio. Il campo attrezzato che il Comune vuole realizzare in via Sesia, destinato ad accogliere una novantina di nomadi, insediatisi abusivamente da circa una decina d’anni in chalet in legno in via Magenta, dovrebbe costare 665mila euro. Ai quali vanno poi aggiunti un bel po’ di quattrini per la gestione affidata ad operatori specializzati. Il quartiere, da anni alle prese con furti e violenze, non vuole saperne più di zingari. Preoccupati sono anche gli industriali della zona, molti dei quali hanno minacciato di trasferire in altre città le loro ditte.
Per promuovere il referendum la Lega ha raccolto 3mila firme. L’eventuale realizzazione del «villaggio solidale», un campo attrezzato e controllato, destinato a sorgere in sedici mesi su 5.000 metri quadrati, nonché dotato di servizi, struttura sanitaria e di prima necessità, non risolverebbe tuttavia i problemi, visto che, seppure con minori dimensioni, ce ne sono altri sette abusivi dove vivono circa 200 zingari. Laici, cattolici, disobbedienti vari, tutti con orientamento verso sinistra, hanno messo in piedi un paio di mesi fa il «Comitato per il Sì». Il loro impegno è all’insegna dell’integrazione, del recupero sociale degli zingari che hanno scelto di vivere a Rho. Nei prossimi giorni allestiranno banchetti e un incontro con don Virginio Colmegna; invitato anche il prefetto di Milano Bruno Ferrante. Dagli orientamenti raccolti in città, il progetto della giunta potrebbe essere destinato a rimanere soltanto sulla carta.