Dopo il «no» Carbone ricorre al Tar

da Roma

Il no del Csm alla nomina di Vincenzo Carbone a primo presidente della Cassazione finisce al Tar. Il magistrato ha presentato il ricorso per sospensiva contro la bocciatura decretata dal plenum lunedì scorso, presieduto dal capo dello Stato, sostenendo l’illegittimità degli atti che gli hanno negato l’incarico. Carbone contesta al Csm un eccesso di potere e la riapertura dei termini del concorso. La stessa votazione (12 a favore, 12 contro, un astenuto) andrebbe, a suo giudizio, rivista perché il voto a favore espresso dal vice presidente del Csm Nicola Mancino doveva essere calcolato doppio, come prevede il regolamento, perché il presidente della Repubblica non ha partecipato al voto.
Nel ricorso Carbone chiede che vengano considerati nulli la votazione e, di conseguenza, la decisione di riaprire i termini del concorso per la nomina a primo presidente della Cassazione, approvata mercoledì scorso dall’assemblea di Palazzo dei Marescialli. Il magistrato, attualmente presidente aggiunto della Cassazione, contesta al Csm di aver stravolto il parere favorevole della Quinta commissione Incarichi direttivi, presieduta da Vincenzo Siniscalchi. L’udienza davanti alla prima sezione del Tar è fissata per il 20 dicembre.
Il plenum di lunedì scorso, presieduto da Napolitano, ha detto definitivamente no al magistrato con 12 a favore, 12 contro, un astenuto (il Pg della Cassazione). Per Carbone hanno votato i 6 consiglieri di Unicost, i tre laici del Polo, il vicepresidente Mancino, e due laici dell’Unione. Contro hanno votato i quattro consiglieri di Md, i tre di Mi, i tre del Movimento per la Giustizia, e gli altri due laici del centrosinistra. Lasciando l’assemblea, Napolitano ha augurato al plenum di «superare positivamente la situazione di stallo che si è venuta a determinare».