No Cav, vilipendio al Papa la Guzzanti a giudizio

La procura di Roma ha chiesto l'autorizzazione a procedere contro l'attrice per le critiche rivolte a Benedetto XVI durante la manifestazione dell'8 luglio. Archiviato, invece, il fascicolo su Beppe Grillo

Roma - La Procura della capitale ha chiesto oggi l’autorizzazione a procedere contro l’attrice Sabina Guzzanti per le offese fatte a Papa Benedetto XVI in occasione della manifestazione contro il governo tenuta a Piazza Navona l’8 luglio scorso.

Reato contro un capo di stato estero
Lo riferiscono fonti giudiziarie. Il magistrato ha chiesto al ministro della Giustizia l’autorizzazione a procedere perché il reato è stato commesso contro il capo di uno Stato estero. La procedura prevede infatti che spetti al Guardasigilli la decisione se procedere all’apertura di un procedimento o alla chiusura del caso.

Attacchi al Papa e al presidente del Consiglio
Durante la manifestazione, organizzata da Antonio Di Pietro e chiamata "No Cav Day", dopo aver attaccato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si era scagliata contro il Papa. Il giorno dopo, la Santa Sede aveva reagito esprimendo "profondo dispiacere per le parole offensive riferite al Santo Padre".

Archiviazione per Grillo Il pm Angelantonio Racanelli ha invece chiesto al gip di archiviare la posizione di Beppe Grillo che, sempre nella stessa manifestazione, aveva sarcasticamente criticato il comportamento del presidente della Repubblica in relazione alla firma del cosiddetto Lodo Alfano. Per quanto riguarda Grillo la procura ha ritenuto che esisteva il diritto di satira.

Nessuna querela da parte della Carfagna Nessuna denuncia, o querela di parte, sarebbe fino ad ora giunta in procura, secondo quanto si è appreso, dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna oggetto della satira di Sabina Guzzanti, al pari del Papa e del presidente della Repubblica l’otto luglio scorso. Nel caso del ministro per procedere l’autorità giudiziaria deve essere sollecitata da una querela mentre per quanto riguarda il capo dello Stato e il Pontefice invece, il fascicolo viene aperto d’ufficio.

Di Pietro: "Espresso un libero pensiero" "Nel ribadire che ad offendere il Papa e ciò che rappresenta sono gli assassini, gli stupratori e i corruttori e non certo la satira della Guzzanti, auguriamo buon lavoro a quei magistrati della procura di Roma che hanno avviato l’indagine", ha dichiarato in una nota Antonio Di Pietro, presidente di Italia dei Valori. "Siamo certi che l’indagine si concluderà con una piena assoluzione, in quanto Sabina Guzzanti ha esercitato il diritto costituzionale della libera manifestazione del pensiero. Piuttosto a noi di Italia dei Valori interessa ricordare la ragione per cui tanti cittadini si sono riuniti a piazza Navona, ossia, le leggi fatte approvare da Berlusconi per non farsi processare - aggiunge Di Pietro - per questo, l’Italia dei Valori dà appuntamento all’11 ottobre sempre in piazza Navona".

"Per mia figlia chiedo il giudizio di Dio" "Siamo al medioevo intergale". Paolo Guzzanti, deputato del Pdl, padre dell’attrice Sabina Guzzanti, commenta così, all’Adnkronos, la richiesta della Procura di Roma. In linea con la sua affermazione, Guzzanti padre chiede che "un’attrice che ha osato vilipendenre la religione sia sottoposta sulla stessa Piazza Navona al giudizio di Dio, consistente nel correre su un tappeto di carboni ardenti senza riportare nessuna ustione". "Compiuto questo rito giudiziario spero che si possa chiudere la questione", aggiunge Guzzanti, dicendosi infine convinto che l’episodio giudiziario sia spiegabile con "lo zelo del burocrate", posto che "Ratzinger è persona forte e intelligente abbastanza da non aver bisogno di queste rappresaglie giudiziarie".

Cosa prevede il codice L’offesa al Papa - l’ipotesi di reato per la quale la procura di Roma procede nei confronti di Sabina Guzzanti - è punibile allo stesso modo dell’offesa al Presidente della Repubblica. È quanto è previsto nel Trattato del Laterano, firmato nel febbraio del 1929 dal Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Gasparri, e dal Capo del Governo Italiano Benito Mussolini. Il documento, insieme con il Concordato, costituisce i Patti Lateranensi. L'articolo 8 del Trattato stabilisce che "l’Italia, considerando sacra ed inviolabile la persona del Sommo Pontefice, dichiara punibile l’attentato contro di Essa e la provocazione a commetterlo con le stesse pene stabilite per l’attentato e la provocazione a commetterlo contro la persona del Presidente della Repubblica". Nel secondo comma, in particolare, si afferma che "le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio Italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti, sono punite come le offese e le ingiurie alla persona del Presidente della Repubblica". L’ offesa all’onore o al prestigio del Capo dello Stato è prevista dall’articolo 278 del Codice Penale e comporta per il responsabile la reclusione da uno a cinque anni. L’articolo 313 del Codice Penale stabilisce che nel caso previsto dall’articolo 278 (e per una serie di articoli relativi ad altri delitti) "non si può procedere senza l’autorizzazione del Ministro per la giustizia".