Il «no» degli ex poliziotti fa più male

«Avevano giurato fedeltà alla Repubblica, all’Onore e alla Patria»

Carissimo Direttore Dott. Lussana, La ringrazio di aver soddisfatto, per il tramite dell'articolo titolato «Tursi, pro e contro la strada di Quattrocchi» a firma di Roberta Bottino pubblicato venerdì 3 febbraio, la mia richiesta di rendere di pubblico dominio l'espressione dei consiglieri comunali sulle mozioni presentate sia da Forza Italia che da Alleanza Nazionale sull'intitolazione di una via al «nostro» concittadino Fabrizio Quattrocchi.
Ero convinto che leggendo il voto/non voto dei consiglieri tutto mi sarebbe divenuto più chiaro ma Le confesso che ho le idee ancora più confuse.
Andando ad esaminare la «posizione» espressa da ognuno di loro, non sfugge il voto di alcuni che in una precedente «vita» hanno lavorato quali servitori dello Stato indossando appunto una divisa che contrapposta alla votazione negativa assieme anche al rifiuto di votare essendo presenti (diverso dall'astensione) sulle mozioni, non fa altro che confondere il lettore in quanto non appare chiaro se il voto è stato dato con i sentimenti/ricordi/valori di una volta quando nell'operare quotidiano si «indossava» il tricolore (leggasi divisa) oppure secondo ciò che la tessera dell'attuale partito in cui i «militanti» (poco diverso dai militari) sono impegnati in soventi scontri tra le due «categorie»: quelli nelle forze dell'ordine/polizia e quelli nei no global. Mi riferisco alla dottoressa Angela Burlando (Ds) che, come il consigliere regionale Giovanni Paladini (Margherita), sono entrati in politica dopo aver indossato (o ancora indossando) la divisa della polizia di Stato
Ora, come è chiaro a tutti che i no global appartengono (l'On. Bertinotti ha pubblicamente affermato di ispirarsi a loro) alla sinistra radicale, è anche chiaro che gli appartenenti alle forze dell’ordine (per contro) sarebbero considerati «schierati» a destra (viceversa non si comprenderebbe il continuo contrasto, anche fisico, che ogni volta li vede protagonisti gli uni contro gli altri).
Sull'iter di «arruolamento» dei no global non sono riuscito a recuperare notizie neanche consultando la «grande rete» ma su quello delle forze dell'ordine/polizia la ricerca non è stata infruttuosa. Gli appartenenti alle forze dell'ordine/polizia per accedervi devono superare un concorso e la frequentazione di un corso di formazione (della durata variabile a seconda del ruolo che si rivestirà) ma alla fine, tutti vengono accomunati dalla stessa «operazione» soprannominata «giuramento».
Quindi ricapitolando è chiaro il concetto che tutti gli appartenenti alle varie forze dell'ordine/polizia di ogni ruolo e grado, all'inizio del loro percorso giurano con la seguente formula (ricavata sempre dalla stessa fonte di ricerca): «Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservare la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni».
Soffermandoci per un attimo sul sopraccitato testo noteremo con facilità che tra tante vi sono riportate parole quali «Repubblica italiana», «onore» ed anche «Patria». Valori questi, come più volte detto da molti esponenti (per ultimi Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara), sintetizzabili nella frase pronunciata in punto di morte da Fabrizio Quattrocchi e cioè «...vi faccio vedere come muore un italiano...».
Spero vivamente che questa non coerenza sia solo a livello di consiglio comunale anche se, non Le nascondo, che sono tentato di chiederLe di verificare se tra i componenti della restante istituzione locale (la Provincia) vi sono personaggi che per i pregressi ma soprattutto per le eventuali posizioni prese con i voti su analoghe delibere sono comuni a quelli del Comune e della Regione che ha bocciato la borsa di studio in memoria di Quattrocchi, o (speriamo) si tratta di singoli e isolati focolai di malattia.
Certo che se emergesse che la sinistra italiana oltre a certa parte (già operante nella) della magistratura «arruoli» anche certa parte (già a) delle forze dell'ordine/polizia, il quadro della situazione per il lettore che vedrebbe operare all'unisono oltre alla «mente» (leggasi magistratura) anche il «braccio» (leggasi armato) risulterebbe completamente sbilanciato da una parte, quella «mancina».