Dal no dell’Antitrust alla firma di ieri

Per l’Authority l’intesa raggiunta nel 2005 da Mincato era sbilanciata

da Milano

Con l’accordo che Eni e Gazprom hanno stretto ieri si conclude un lungo negoziato, iniziato dopo la bocciatura da parte dell’Antitrust della precedente intesa siglata dall’allora ad Vittorio Mincato nel maggio 2005. L’accordo prevedeva il prolungamento decennale (fino al 2027) dei contratti di fornitura di gas all’Italia (in scadenza nel 2017), e allo stesso tempo permetteva ai russi di vendere direttamente in Italia il 10% della fornitura. Il progetto, poi ereditato dal nuovo ad dell’Eni Paolo Scaroni, era caduto sotto la lente dell’Antitrust che ne lamentava una scarsa reciprocità, indicando uno sbilanciamento a favore del gruppo russo, che avrebbe ottenuto la possibilità di vendere in Italia due miliardi di metri cubi annui di gas. Nell’ottobre del 2005, dopo un incontro a Mosca fra Scaroni e il numero uno di Gazprom Alexey Miller, le due società fecero sapere che consideravano ormai «superato» il vecchio accordo e che lavoravano a una nuova intesa, per venire incontro ai rilievi posti dalle autorità italiane. E solo poche settimane dopo annunciarono - in Turchia, a margine di una cerimonia per il Blue Stream - il raggiungimento di una piattaforma di confronto in 14 punti. Una piattaforma che sembrava, nei mesi successivi, essersi arenata. Fra dichiarazioni di un accordo ormai imminente e una serie di incontri fra Scaroni e Miller a Roma, Milano e Mosca per giungere a un intesa, nel frattempo si è infatti arrivati all’estate del 2006 senza grandi novità.
Alla fine di luglio Scaroni disse che puntava a chiudere la trattativa entro l’anno, pur sottolineando che non c’era alcuna fretta. «Si tratta di un negoziato difficile», spiegò, aggiungendo: «Vogliamo raggiungere un buon accordo, non un accordo qualsiasi». Ipotesi che era sembrata più lontana dopo la reazione di Scaroni all’intesa fra Gazprom e l’algerina Sonatrach, definita «una saldatura che crea preoccupazione». Poi, a sorpresa, la volata finale: dopo la pausa estiva, a settembre, Scaroni e Miller annunciano di aver raggiunto un accordo di massima da ratificare a metà ottobre. Ma, ancora una volta, l’intesa saltava e la scadenza del 15 ottobre veniva superata, fra «no comment» degli italiani e segnali di accelerazione da parte dei russi. Fino a quando, ai primi di novembre, il numero due del gruppo russo dichiarava che quasi tutti i nodi dell’intesa sono risolti, e a metà mese si sarebbe potuto firmare. Come poi accaduto, anche se fino a ieri Scaroni usava toni prudenti. Rispondendo con un «è difficile dirlo» alla domanda se la firma fosse imminente.