No dell’Iran all’Ue: tenetevi il vostro reattore

E intanto Castro esalta l’antimperialismo degli ayatollah

Roberto Fabbri

«È come offrire noccioline e cioccolata a un bambino di quattro anni per avere in cambio oro». Con queste parole il presidente Mahmud Ahmadinejad ha respinto ieri al mittente la proposta europea di fornire all’Iran un reattore ad acqua leggera per produrre energia nucleare a fini esclusivamente civili, in cambio della rinuncia ad arricchire l’uranio. A questo Teheran non rinuncerà, perché lo considera un proprio diritto a prescindere dalle considerazioni fatte da chicchessia sull’uso che ne vorrà fare: e proprio gli europei, mettendo a disposizione il reattore o la tecnologia necessaria per realizzarlo, avevano osservato che in caso di rifiuto sarebbe apparso chiaro a tutti che l’Iran mira a qualcosa di diverso dalla produzione di energia nucleare per uso civile.
Ma Ahmadinejad - che come sua abitudine ha lanciato i suoi messaggi durante un comizio in provincia rivolgendosi a una folla che gridava «Morte all’America» - non si è limitato a respingere le proposte europee prima ancora che fossero formalizzate. Ha lanciato anche un avvertimento all'Europa, che riguarda implicitamente la stessa Italia. L'Ue, ha detto, deve stare attenta a non «sacrificare i suoi interessi, e in particolare quelli dei Paesi dell'Europa meridionale, a causa di decisioni dettate dall'inesperienza e per fare gli interessi di altri». Chiaro il riferimento agli Stati Uniti, e anche l’intenzione di provare a dividere il fronte occidentale minacciando strette nell’interscambio, che anche nel caso italiano è florido.
Secondo l’ormai nota prassi iraniana, un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha in seguito parzialmente smentito il senso delle chiarissime parole di Ahmadinejad, affermando che «finché non riceveremo la proposta, non potremo pronunciarci». E nel pacchetto europeo ci sarebbe anche, secondo fonti diplomatiche, l'accesso dell’Iran all'Organizzazione mondiale del commercio. Sembra trattarsi del solito metodo per guadagnare tempo e continuare, come sostengono molti osservatori occidentali, sulla via già percorsa dalla Corea del Nord: arrivare in un modo o nell’altro a dotarsi di un arsenale atomico anche minimo, guadagnandosi così una garanzia di intoccabilità.
E mentre Teheran non fa che mantenersi coerente con la propria strategia, le controparti mantengono la loro. Ciascuna a modo suo. Ecco allora che la Russia, per bocca del ministro degli Esteri Lavrov, esorta l’Iran a «rispondere costruttivamente alle offerte europee», ben sapendo che ciò non accadrà, ma intanto ribadisce il no di Mosca a sanzioni contro Teheran; che la Francia richiama a «unità e determinazione» per arginare il programma atomico dell’Iran, ben sapendo che questa manca; che l’antiamericano comunista Fidel Castro plaude all’antimperialismo dimostrato da Ahmadinejad (con cui è in frequente e amichevole contatto); e che il filoamericano arabo re Abdallah di Giordania esorta per l’ennesima volta a un’improbabile soluzione diplomatica della contesa.
Parole. Mentre è certamente un fatto il rinvio, annunciato ieri dal ministero degli Esteri di Londra, del vertice «5+1» (i cinque grandi dell’Onu più la Germania) dedicato al nucleare iraniano. Era previsto per domani, ma slitterà alla prossima settimana per «consentire una più dettagliata messa a punto dell'offerta di incentivi all'Iran». Offerta che l’America segue con molta attenzione.