No e poi no Il dissenso in un tweet

Cosa accade se un filosofo pessimista scopre i social? Nasce un brillante libro di aforismi

«Q uesto libriccino è il risultato di un fallimento piuttosto clamoroso. Mentre mi affannavo per scrivere un tomo accademico che speravo potesse assicurarmi un posto presso una prestigiosa università americana, ho scoperto Twitter. Ciò avrebbe contribuito in modo decisivo alla fine non solo del progetto a cui avevo lavorato per così tanto tempo, ma della mia intera carriera accademica. Fu anche l'inizio di una nuova strana attività in qualità di “autore di aforismi su internet”, come mi piace definirmi». Con queste parole Eric Jarosinski, quarantaseienne germanista del Wisconsin (Stati Uniti), docente all'università di Pennsylvania, studioso di Adorno, Benjamin, Kracauer, Marx, Nietzsche e Kafka, ma soprattutto superstar del web (e non solo, dal momento che ora, grazie al successo planetario, cura una rubrica settimanale sulla rivista tedesca Die Zeit e collabora con il quotidiano olandese Nrc Handelsblad ), spiega la genesi di Nein. Un manifesto (Marsilio, pagg. 140, 12 euro, traduzione di Luca Mastrantonio). Definito il «misantropo più cool del web», con sua grande sorpresa Jarosinski è diventato in poco tempo il «fenomeno mondiale di un'utopia formato twitter». Una volta presa confidenza, nel 2012, col mezzo, Jarosinski realizza ben presto che proprio quella restrizione dei 140 caratteri può essere liberatoria, sgravandolo dalle ridondanze e pesantezze del linguaggio convenzionale e dalla palude della lingua accademica. Ecco dunque l'idea di dare vita a una rivista immaginaria, Nein. Quarterlym , dietro la quale celarsi in perfetto anonimato, sviluppando un profilo online ispirato a Theodor W. Adorno (che compare come avatar in cima a ogni messaggio) e diventato per molti navigatori della rete un punto di riferimento. Inizia così a twittare dallo smartphone battute e aforismi lapidari, espressi in un calibrato mix linguistico (inglese, tedesco, olandese, lingue che egli parla correntemente): sulla filosofia, l'arte, il linguaggio, la letteratura, la politica e tanto altro. Riflessioni e giochi di parole di scabra e composta bellezza, mossi da chiari intenti letterari, veri concentrati di nichilismo ritemprante, pronti a colpire nei punti nevralgici del nostro tempo, nelle smagliature della storia, nelle debolezze dell'uomo, fino a formare un «compendio di negazione utopica», una sorta di «utopia sul dissenso», sul dire no. Perché «viviamo in un mondo di sì. Una tirannia del sì», spiega Jorosinski. Ecco dunque farsi largo l'impellenza di un no. Come sottolinea Luca Mastrantonio - che ne ha curato l'edizione italiana - «i no di Nein non sono semplici no, e neppure dei sì mascherati: sono l'utopia della negazione, realizzata nel luogo della comunicazione breve. Perché per dire no al mondo bisogna dire no a se stessi e anche a chi ti vende facili soluzioni. Ci vuole un esercizio costante, di dissenso dotato di senso. In 140 comodi caratteri». Sottilissimi raggi laser che colpiscono con precisione chirurgica i punti nevralgici del nostro tessuto esistenziale. Ad esempio, l'interpretazione che diamo del mondo: «#Scialla. Solo due problemi con il mondo di oggi. 1. Il mondo. E 2. Oggi. Tre, se conti domani». Il pensiero politico: «#AnalisiDelTesto. Forse Marx va letto più che altro come religione. Freud come letteratura. Woolf come teoria economica. E Nietzsche come Nietzsche». Il marxismo: «#EuroSpettri. Marx, un marxista e un postmarxista entrano in un bar. Marx odia i prezzi. Il marxista odia la folla. Il postmarxista odia Marx». Oppure: «#RossoRelativo. Radicale: la mia lettura di Marx. Reazionaria: la tua lettura di Marx. Revisionista: la loro lettura di Marx. Realistica: nessuno di noi ha mai davvero letto Marx». I radical chic: «#NegazioneDellaNegazione. No, amici. Non dovete soffrire di falsa coscienza - Per essere degli accademici marxisti borghesi. Ma aiuta». Oppure: «#PistolaOSciabola. Almeno ci sono i radicali. Sempre lì a sfidare la nostra visione del mondo. In un duello all'ultimo sangue. All'alba. Cui segue un brunch». O ancora: «#QuantoCosta. Metti in discussione l'autorità. Diventa un'autorità. Metti in discussione te stesso. Chiedi alla tua autorità se va bene che tu la metta in discussione». I social: «#JustLikeMe. Sì, diremo. Social media. È quando i nostri amici escono dalle nostre vite. Ed entrano nei nostri telefoni». La nostra debolezza: «#CaratteriMinuscoli. Un giorno leggeremo i termini. Leggeremo le condizioni. Ci chiederemo perché mai li abbiamo accettati. E li accetteremo di nuovo». Il senso generale: «#LogicaDellaNegazione. Sì. C'è una ragione se le cose sono come sono. Ma no. Non è particolarmente valida». O ancora: «#SelfHelp. Sii padrone della tua alienazione. Monetizza il tuo disgusto. Decostruisci la tua disperazione. Mangia. Nega. Ama». Il linguaggio: «#EuroDizionario. Italiano: la lingua del corteggiamento. Francese: la lingua dell'amore. Tedesco: l'amore per la lingua. Inglese: l'amore per l'inglese». Oppure: «#SegniDiCompiacimento. I poeti lo ricordano. Un tempo in cui le parole significavano qualcosa. Qualcosa di importante. Per cui non ci sono parole». La comunicazione: «#EdizioneStraordinaria. Cronaca locale: quello che sai già. Notizie dal mondo: quello che non vuoi sapere. Notizie di finanza ed economia: quello che non capisci. Ma sai già». Il rapporto tra le scienze umane: «#MessaggioDiErrore. La storia dimostrerà che la filosofia si era sbagliata. La filosofia dimostrerà che la storia si era sbagliata. E la teoria dimostrerà che la teoria aveva ragione. Quando si era sbagliata». E infine la dialettica dell'amore: «#SanValentinoHegeliano. Logica: sì o no. Dialettica: sì e no. Logica dialettica dell'amore: sì, poi sì o no, poi sì. E no».

Ma non lasciatevi ingannare dal tono vagamente apocalittico di questo libriccino (piccolo sì, ma denso), dal suo apparente pessimismo cosmico di fondo: alla fine della lettura, assicura l'autore, vedrete trasparire qualche raggio di luce. Anche se, si affretta a subito a correggere, «pare che Kafka abbia detto che c'è molta speranza, ma nessuna per noi».