«No alla fiducia, serve il voto del Parlamento»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Necessario un voto del Parlamento». È quello che chiede il centrodestra sulla nuova missione in Libano, che il governo ha già delineato. «Un governo debole» soprattutto su questo fronte, afferma l’opposizione, che «non è certamente autosufficiente in una materia così delicata» afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, a cui fa eco Isabella Bertolini, sempre di Fi, per la quale la «maggioranza incapace di avere una politica estera, rischia di finire in mille pezzi anche questa volta». Così il governo deve fare i conti non soltanto con i ribelli della sua alleanza, ma anche con una serie di paletti che pone la Cdl, politicamente d’accordo sull’intervento italiano in Libano, ma non disposta a togliere le castagne dal fuoco all’Unione.
La frenata più forte arriva dall’Udc: «Voteremo solo se le regole d’ingaggio saranno chiare» ha dichiarato Pier Ferdinando Casini, la cui posizione viene rilanciata da Mario Baccini, capogruppo Udc nella commissione Esteri del Senato. «Non è scontato il nostro voto in appoggio alla missione in Libano. È giunto il momento che la maggioranza di governo chiarisca qual è la sua politica estera. Guardando alcuni fatti recenti l’Italia sembra più che altro spettatrice rispetto al Patto Atlantico». Le «regole d’ingaggio» diventano la discriminante numero uno perché l’opposizione dia il suo benestare all’operazione. «Quando il governo si presenterà in Parlamento - afferma Margherita Boniver - valuteremo con molta attenzione le regole di ingaggio di questo nuovo contingente dell’Onu, che ancora non sono state chiarite».
Per il segretario della Dc, Gianfranco Rotondi, il problema principale del governo sono «le voci dissidenti della sinistra radicale, che sono un altro segnale di debolezza per la maggioranza che si troverà a fare i conti con il pallottoliere in mano». Così anche Maurizio Gasparri, dell’esecutivo di An, che si interroga: «Ma Prodi ha spiegato ai vari Rizzo, Cento, Menapace, che bisognerà aumentare in maniera cospicua gli stanziamenti per la difesa? E a tutta la pletora di pacifisti, dissidenti, piagnucolanti vari della sinistra pacifista ha spiegato che la partecipazione militare italiana in Libano non è una passeggiata?». E Italo Bocchino di An, sostiene che la missione in Libano «può essere la pietra tombale del vacillante governo Prodi». «Con l’impegno militare al fianco delle forze Onu il centrosinistra proverà quant’è cinico il pragmatismo della politica estera in epoca di terrorismo internazionale» - aggiunge Bocchino, che sottolinea come adesso «Prodi e compagni siano costretti a sposare di fatto la politica estera del centrodestra». Sul finanziamento della missione interviene l’ex-ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, accusato in un’intervista al Corriere della Sera dal ministro della Difesa, Arturo Parisi, di «aver operato da ministro tagli che hanno messo in causa la capacità operativa delle forze armate». Dopo aver ribadito che «tutti gli impegni militari nella passata legislatura sono stati sempre adeguatamente finanziati», Tremonti ha ricordato che il governo adesso dovrà presentarsi in Parlamento per chiedere risorse finanziarie addizionali per il Libano: «Lo faccia con lealtà, senza confusioni tra passato e presente. Confusioni ricercate solo per mascherare la sua debolezza politica».