No del giudice: "Sui gay Zapatero sbaglia"

Il magistrato difende la famiglia tradizionale e rifiuta di applicare le norme sull'adozione, consentita anche agli omossessuali, introdotte dal governo progressista: sospeso

Sono giorni che Fernando Ferrin Calamita non va più in tribunale, da quando ha scelto di servire la morale contro la legge. E per uno che indossa la toga non è affatto un affare scontato. Molti dicono che è un pazzo, per i laici è un bandito, un sovversivo, per i cattolici più intransigenti è una sorta di Don Chisciotte, un hombre vertical, il giudice anti Zapatero. È l’uomo in toga che ha deciso di correre solo contro un sistema di regole nuove, per lui sempre più strette, inaccettabili, immorali. L’ultima parola spetta comunque al Consejo del Poder Judicial, il Csm spagnolo. Il verdetto è arrivato ieri: stia a casa, sospeso.

Tutto comincia con un caso di adozione un po’ particolare, in realtà non il primo che capita per le mani al giudice Ferrin. Susanna e Vanesa sono una coppia sposata, hanno una bambina di 2 anni, Candela. Susanna è la mamma biologica, Vanesa fa richiesta di adozione, vivono insieme tutte e tre, ma vogliono che la legge riconosca come madre anche Vanesa. «Voglio solo che mia figlia abbia anche il mio nome, racconta la donna. L’abbiamo cresciuta insieme, sono con lei ogni giorno, è un mio diritto». Loro sono una coppia secondo le regole. La legge sul matrimonio omosessuale approvata dal governo di Zapatero nel 2005 consente l’adozione in modo regolare. «La legge è dalla loro parte. Sono sposate, hanno avuto la bambina all’interno del matrimonio, dice José Luis Mazon, l’avvocato della coppia. «Non ci dovevano essere ostacoli, pratiche di questo genere vengono risolte in un mese, ma da quando sulla loro strada si è messo quel giudice il loro caso sta diventando un vero e proprio calvario».

Ferrin dal suo studio di Murcia si occupa del caso, lo studia, lo analizza, lo seziona, cerca il lato debole a cui aggrapparsi per attaccare e vincere. Ma contro Susana Meseguer e Vanesa des Heras nessun elemento. Ferrin punta allora tutto sul logoramento, sullo sfinimento della coppia. Quando si riferisce a loro scrive le parole matrimonio e coniuge usando le virgolette, chiede decine di documenti alla coppia, nomina un pool di psicologi per discutere dell’eventualità che la piccola abbia due madri, nomina un difensore giuridico per la bambina, si perde in cavilli, tergiversa, ritarda, si oppone. Passano i mesi, diventano tanti.

Tre anni dopo la coppia non ha ancora nessuna risposta, la richiesta di adozione giace sul fondo di uno scaffale del tribunale della famiglia di Murcia. Scatta la denuncia per «ritardo doloso nell’amministrazione della giustizia». «È inammissibile - dice l’avvocato della coppia -, il giudice deve parlare per bocca della legge non decidere in base alle sue credenze e opinioni morali».

Ma Ferrin Calamita va avanti per la sua strada: «La famiglia è una, io credo in quella. Non c’è da aggiungere altro. Non servono esperti per dire che un bambino per crescere sano abbia bisogno di una madre e di un padre. Creare confusione non aiuta certo il minore». Parole che incendiano gli animi della Federación de mujeres progesistas e la Federazione di gay e lesbiche. Lui, l’ultra cattolico, il «talebano» come lo chiamano le femministe, che nell’87 fece arrestare due ragazzine per topless (autorizzato) a Cadice ora, nella Spagna di Zapatero rischia di essere sempre meno adatto in un tribunale di famiglia.

Lui intanto si difende come può e dice: «Non è un diritto del minore avere una famiglia normale?». Già un’altra volta Ferrin Calamita negò l’affidamento del figlio a una madre divorziata per il fatto di convivere con un’altra donna. Anche in quel caso scontri e accuse: discriminazione nei confronti degli omosessuali. In quell’occasione lui mise nero su bianco negli atti, senza nessun pudore, infischiandosene del «politically correct»: «La condizione omosessuale pregiudica i minori e aumenta sensibilmente il rischio che lo diventino anch’essi». È la legge della sua morale. Ferrin Calamita allora come oggi batte ancora quel suo martelletto per farsi ascoltare. E si sente l’ultimo paladino della deriva zapateriana.