No-global in guerra contro Israele: attaccata la polizia, cinque feriti

I centri sociali filopalestinesi assediano lo Strehler: lanci di petardi, sputi
e scontri con la polizia. De Corato: "Attentato alla democrazia". Nel teatro si
teneva un incontro della comunità ebraica

I soliti noti. Pochi - un centinaio ieri - incattiviti e violenti. Centri sociali, autonomi, sigle della sinistra estrema. Si sono infilati in tutte le piazze, e ora cercano di attaccarsi alla «jihad metropolitana» di Milano. L’obiettivo di ieri sera l’incontro al Piccolo Teatro Strehler: un’iniziativa di solidarietà con il popolo israeliano promossa da intellettuali, Amici di Israele e comunità ebraica. Un assalto finito ancora una volta a scontri, tafferugli e disordini, in pieno centro.
Il tam tam parte già alle 13, con una convocazione fatta girare nei circuiti telematici, e farcita di minacce e insulti, diretti in particolare alla editorialista del Giornale Fiamma Nirenstein, fra i protagonisti al «Piccolo». Alle 19 e 30 il concentramento in largo Cairoli. Vecchie conoscenze: Cantiere, centro sociale Vittoria, Panetteria okkupata. Molti hanno i volti coperti, due un casco da motociclista. Un cordone di polizia sbarra il passo verso Foro Buonaparte. I manifestanti tentano di passare, e alle 19 e 50 scoppiano i primi scontri. Due feriti fra i militanti dei centri sociali. Tre-quattro contusi. Le forze dell’ordine chiudono la fermata Lanza-Brera della linea verde, ci sono rallentamenti. I tram vengono deviati, le auto fermate dalla polizia municipale. Gli slogan sono quelli già sentiti sabato in piazzale Loreto. Dal «Bush, Barak assassini», a tutta la rassegna dei deliri anti-israeliani e antiamericani: «Palestina rossa, Palestina libera». «Armi all’Intifada». «Carabinieri assassini». «Israele fascista, Stato terrorista». Cori contro il giornalista egiziano Magdi Allam. In prima linea uno striscione «Libertà e auto-determinazione per il popolo palestinese», dietro arrotolato uno: «Sionismo, razzismo e discriminazione», già comparso sabato pomeriggio in corso Buenos Aires. Inquietante lo slogan «A Gaza una nuova Stalingrado», tre giorni fa nei volantini dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, comparse in questi anni nelle indagini sulla riorganizzazione del terrorismo rosso.
Alle 20 e 30 i manifestanti ottengono di avanzare fino al semaforo all’angolo con via Quintino Sella, dove sono ferme tre camionette della polizia e due dei carabinieri, mentre altri agenti presidiano il teatro. Un troncone di venti manifestanti resta indietro, all’incrocio con via Cusani. Altri girano intorno, dalla parte del Castello. Scoppia un petardo. Al semaforo lo schieramento di polizia e carabinieri li fronteggia di nuovo. I centri sociali fanno dietrofront. Cominciano a premere sul cordone delle forze dell’ordine - una trentina di agenti. La pressione aumenta, c’è una provocazione: il contatto fa scoppiare un altro scontro, alle 20 e 50. Dura dieci secondi, poi volano insulti, sputi e oggetti.
I manifestanti fanno il giro di largo Cairoli, la polizia li fa confluire verso via Dante. Sono sempre più aggressivi. Insultano un fotografo. All’incrocio con via Meravigli il corteo viene bloccato di nuovo da un cordone di polizia. Dopo qualche minuto un nuovo dietrofront, e ripercorrono via Dante, fino a Cairoli, dove si disperdono. Fanno le vittime e minacciano: «Non abbiamo reagito, ma non sarà sempre così». «Lì dentro il teatro ci sono nazisti ed ebrei, e quelli se la prendono con noi». Alle 21 e 30 si disperdono. Oggi si rivedono per preparare altre mosse.