No alla liberalizzazione

Marcello Viaggio

No alla liberalizzazione selvaggia delle licenze dei taxi, fortemente voluta dall’Unione. Sì all’attuazione del protocollo d’intesa con il Comune, che la categoria attende da anni. Sì all’attuazione della legge 7 della Regione. Questa, in sintesi, la posizione di Forza Italia sui problemi dei taxi illustrata ieri in una conferenza stampa. All’incontro, organizzato da Francesco Giro, consigliere politico del coordinatore nazionale Sandro Bondi e dal vicecapogruppo regionale Gianni Sammarco, hanno preso parte il candidato sindaco di Roma Alfredo Antoniozzi, l’europarlamentare Antonio Tajani e il responsabile della campagna elettorale nel Lazio Giorgio Simeoni. Presenti anche i rappresentanti dei più importanti sindacati della categoria.
«Forza Italia è un partito liberale - ha esordito Giro -. Noi crediamo quindi nella libertà del mercato, ma non nel mercato perfetto. Siamo contrari ad ogni forma di liberalizzazione selvaggia delle licenze dei taxi. Con i problemi di traffico che ci sono oggi a Roma, il settore è in sofferenza. Una liberalizzazione indiscriminata delle licenze creerebbe una giungla. Il mercato perfetto dovrebbe prevedere una politica della mobilità e del trasporto pubblico, che invece non ci sono. Noi puntiamo sul dialogo con gli esponenti della categoria, sono loro che debbono dirci le loro esigenze».
Tajani ha ricordato quanto fatto dal centrodestra per i taxi: «Già nel ’94, con il primo governo, Berlusconi ha abolito la ricevuta fiscale. E ora al Parlamento europeo, su un emendamento di Fi, è passata la linea che in Europa esclude dalla liberalizzazione del mercato il servizio taxi». «Puntiamo a migliorare la qualità della vita degli operatori, messa a serio rischio», ha affermato Simeoni: «Continueremo a batterci alla Regione per l’attuazione della legge 7, quella che avevano stabilito Gargano e Storace e che ora Marrazzo vuole spedire in soffitta».
«C’è bisogno di un monitoraggio serio in città ai varchi della Ztl e di controllare di più le corsie preferenziali», sostiene Antoniozzi. Che lancia una proposta provocatoria: far nascere a Roma «via dei Tassinari», l’unica categoria di lavoratori che in città non ha una via propria. E l’Unione? Che posizione ha sul delicato problema delle licenze? Sì o no alla liberalizzazione? «Nel programma del centrosinistra - spiega il deputato Cesare Previti - ci sono due righe e mezzo per dire sì alla liberalizzazione del settore. Le licenze, invece, secondo noi non si toccano, sono il capitale degli operatori. Se ce ne devono essere di nuove, devono essere assegnate in relazione alle esigenze della città, non sotto la pressione di chi le vorrebbe». A spiegare i rapporti con il Comune, invece, nessuno è più indicato degli stessi sindacalisti. «Conosciamo bene l’assessore Calamante - afferma Pietro Marinelli, Ugl - e diffidiamo molto del Comune. Abbiamo detto sì a 450 nuove licenze, a suo tempo, solo in cambio di un protocollo d’intesa di 9 punti. Il risultato? All’atto pratico un disastro». In particolare che cosa aveva assicurato il Comune con il protocollo? «Più di 300 chilometri di nuove corsie preferenziali, ma ne hanno fatto appena 7. Di 60 nuove piazzole per i taxi, ne abbiamo viste 6. Le colonnine sono quasi tutte fuori uso. La legge 7 è ferma. Come possiamo fidarci di Veltroni e Calamante?».