"Il no di Napolitano? Per aiutare Veltroni e accontentare la piazza"

L’ex presidente della Repubblica Cossiga: "È vero, anch’io bocciai un decreto, ma a favore dei sindacati in materia di lavoro"

Presidente Francesco Cossiga, Napolitano l’ha chiamata in causa per motivare il suo «no» al decreto legge sul caso Eluana.
«A dir la verità, il precedente era legato a un caso totalmente diverso. Rinviai al governo un testo per dire che bisognava prendere maggiormente in considerazione le istanze dei sindacati, in materia di sicurezza del lavoro».
Ma insomma, Napolitano ha fatto bene o no a dire che non firmerà il decreto?
«Io ho grande stima di Napolitano ma non possiamo chiedere, in nome dell’autorità che egli oggi ricopre, di dimenticare chi sono i veri suoi compagni e i suoi valori della vita e della famiglia».
Quindi il suo «no» arriva per motivazioni politiche e non solo giuridiche?
«Ricordo solo che quando vennero approvate le leggi sull’aborto e sul divorzio, i presidenti della Repubblica democratici cristiani promulgarono quelle leggi».
E secondo lei il presidente dovrebbe fare la stessa cosa oggi, suo malgrado?
«Certo, ma non possiamo chiedere a quest’uomo di lasciare nelle peste i suoi compagni partito e di cultura».
Sta dicendo che è andato in soccorso di Walter Veltroni?
«Napolitano, da una parte è pressato dal Pd, dall’altra è minacciato dalla piazza aizzata da Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Ma sa chi gli ha aperto la strada?».
Non ne ho idea. Dica.
«Il presidente della Camera».
In effetti Gianfranco Fini era perplesso.
«Ma certo. In fondo lui non ha mai detto di essere cattolico e cristiano ed è un fermo sostenitore di aborto e divorzio».
Torniamo al caso Eluana. Lei avrebbe firmato?
«Ma certo! Quando c’è una decisione da prendere di così alto livello, il diritto si può piegare alle proprie visioni di vita».
E le questioni di diritto?
«Ci sono. Ma nella storia ci sono stati anche i Luigi Capeto».
E i processi farsa.
«Ma certo! Non mi dica che Luigi XVI fu processato dalla Convenzione sulla base di prove. Solo il grande Saint-Just disse come stavano realmente le cose: Luigi Capeto è un criminale solo per il fatto di essere re».
Altri tempi, però.
«E secondo lei quando decapitarono re Carlo d’Inghilterra, nella metà del Seicento, consultarono forse i grandi giuristi dell’epoca?».
Torniamo ai giorni nostri: come si esce da questo scontro istituzionale?
«Mi sembra chiaro che la vicenda si concluderà con la sconfitta di uno o dell'altro».
Berlusconi ha detto che è pronto alla sfida e che è disposto a chiedere al Parlamento di riunirsi ad horas e approvare una legge in due o tre giorni.
«Io da cittadino, da cattolico e da ex presidente del Consiglio ringrazio Berlusconi per la sua iniziativa a favore della causa della vita e contro gli assassini legali».
C’è stato un durissimo commento del Vaticano: «Siamo delusi dal Quirinale».
«Fino ad oggi i miei amici d’Oltretevere hanno scambiato la cortesia formale di Napolitano con un’adesione ai valori cattolici della vita che egli non ha».
E adesso che succede?
«Lo vada a chiedere a Paola Binetti, a Enzo Carra o a Giorgio Tonini. Così ci divertiamo».