«No al negazionismo. Sono vicino agli ebrei»

RomaBenedetto XVI interviene per chiudere il caso del vescovo negazionista Williamson, spiegando il significato della revoca della scomunica ai quattro prelati lefebvriani e ricordando i milioni di ebrei morti nella Shoah. Papa Ratzinger ha parlato al termine dell’udienza generale, con due apposite «comunicazioni», proprio mentre da Gerusalemme rimbalzava la notizia di uno stop al dialogo con il Vaticano pronunciato dal Gran Rabbinato d’Israele.
Il Papa, rievocando l’omelia d’inizio del pontificato e il suo impegno in favore dell’unità dei cristiani, ha detto di aver deciso «di concedere la remissione della scomunica in cui erano incorsi i quattro vescovi ordinati» nel 1988 da Lefebvre senza mandato pontificio. «Ho compiuto questo atto di paterna misericordia - ha aggiunto - perché ripetutamente questi presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare». Benedetto XVI ha auspicato che al suo gesto «faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa», testimoniando «vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II».
Poi Ratzinger ha parlato della Shoah, ricordando «le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l’eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso». «Mentre rinnovo con affetto - ha detto - l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo». La Shoah, ha aggiunto, «sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti». Un chiaro riferimento alle polemiche degli ultimi giorni e al negazionismo, anche se il vescovo Williamson non è stato esplicitamente citato.
Benedetto XVI ha concluso con la speranza che «la Shoah insegni specialmente sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!».
In mattinata il Jerusalem Post divulgava il contenuto di una lettera inviata dal direttore del Gran Rabbinato, Oded Weiner, al cardinale Walter Kasper, presidente della commissione per i rapporti con l’ebraismo. Nella missiva, resa nota dalla stampa israeliana prima che giungesse in Vaticano, si afferma che «senza una pubblica scusa e una ritrattazione sarà difficile proseguire il dialogo».
«Ci auguriamo - ha dichiarato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi - che alla luce delle parole del Papa le difficoltà possano essere oggetto di ulteriore e più approfondita riflessione, in modo che il dialogo della Chiesa cattolica con l’ebraismo possa continuare con frutto e serenità». Dopo aver ascoltato le parole di Benedetto XVI, le dichiarazioni provenienti da Gerusalemme hanno mutato tono: «Non abbiamo interrotto i rapporti con il Vaticano», ha dichiarato Wiener ai microfoni di Sky Tg24. «Credo comunque che le parole del Papa siano state estremamente importanti. Non c’è posto per persone come Williamson che negano l’esistenza dell’Olocausto. Credo - ha aggiunto - sia un grande passo in avanti per risolvere la questione». Mentre il rabbino David Rosen, pur giudicando un «fatto importante, buono e utile» le parole del Papa, ritiene che la situazione resti «ambigua» senza «le scuse di Williamson o una dichiarazione del Vaticano che egli non sarà più accettato come vescovo nella Chiesa fintantoché esprimerà opinioni del genere».