«No, non possiamo inviare una forza che faccia il lavoro sporco di Israele»

Luca Telese

da Roma

È contento, «perché anche un piccolo passo verso la pace dà soddisfazione». Ma preoccupato, perché «non mi convince affatto l’idea di mandare delle truppe italiane senza capire il chi, il dove e il perché. Questa conferenza di pace non può e non deve essere un catering per l’esercito israeliano». Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci, commenta così i risultati del vertice di Roma. E spiega con una metafora motoria il punto della questione secondo lui.
Rizzo, ma lei è soddisfatto e anche preoccupato?
«Sì, le spiego: mettiamo che noi dobbiamo andare da Roma a Torino. Si deve passare per la Roma-Firenze, giusto?».
Non fa una grinza. Noi siamo sulla Roma-Firenze?
«Esatto. La strada giusta, ma potremmo ancora finire a Venezia. E a Venezia noi non ci vogliamo andare. Quindi fin qui va bene, ma siamo ancora molto lontani dalla meta».
Mi faccia capire: per lei «Torino» sono le truppe in Libano?
«La domanda è un’altra: le truppe vanno solo in Libano o vanno anche Gaza? Perché vede, una cosa che in questa giornata di colloqui non è stata chiarita e che per noi è fondamentale è che i territori invasi sono due e quindi, per riportare la pace, bisogna intervenire sia in Libano che a Gaza. Quindi come vede, già la domanda del dove è fondamentale».
Sul «chi» però non ci sono dubbi. Si parla anche dell’Esercito italiano. Lei è d’accordo?
«Ecco, vede, anche il chi è fondamentale. Se andiamo con dei Paesi che non hanno partecipato a nessuna guerra, se andiamo con dei Paesi la cui neutralità ed estraneità ai conflitti degli ultimi anni è conclamata, va bene. Ma se andassimo, faccio per dire, con qualcuno che fa parte della cosiddetta coalition of willings non va mica bene».
Non le basta la copertura Nato?
«No. Mi interessa capire chi ci va, per capire come sarà percepito dalle popolazioni libanesi e palestinesi».
E anche questo a lei non basta, lei mette anche un «perché». Quale?
«La domanda è molto semplice. Queste truppe vanno lì per consentire e garantire la sovranità del Libano o invece sono lì per fare esattamente quello che vuole e serve a Israele? Perché anche così non va mica bene».
E perché, che cos’è che vorrebbe Israele secondo lei?
«Il lavoro sporco, ovvero privare di sovranità mezzo Libano e demandare alle truppe internazionali i compiti di occupazione per fini tattici che Israele non si vuole assumere».
Ma gli italiani come sarebbero percepiti, bene o male secondo lei?
«Vede, nell’82 sono stati visti bene, perché furono veramente neutrali. Ma adesso sarebbe assurdo che D’Alema, noi, non ci rendessimo conto che siamo stati coinvolti in tre guerre e che siamo molto border line. Certo che andrebbero molto bene Paesi come il Sud Africa o il Brasile che nulla hanno a che vedere con questi conflitti».
Che cos’è invece che non ha funzionato in questa Conferenza?
«È inutile girarci intorno: è mancato il cessate il fuoco. E se si vuole la pace, non è che il cessate il fuoco può arrivare quando lo decidono i comandi israeliani».
Nemmeno se lo decidono gli Hezbollah, però.
«Infatti, funziona quando spiace a entrambi i contendenti».
E l’accusa di essere nemici di Israele che insegue sempre Pdci?
«Vede, tutta questa crisi potrà risolversi solo dando la terra ai palestinesi. Non lo dice Marco Rizzo, lo ha spiegato, straordinariamente bene, uno scrittore come David Grossman».
Però voi siete più critici con Israele.
«Non sono ipocrita. Finché sarà una lotta fra Davide e Golia, gente come noi starà sempre dalla parte del più debole. Ma il giorno in cui nascesse lo Stato di Palestina, davvero, lei mi troverebbe al fianco di Israele».