No alla patrimoniale: terrorizza i risparmiatori

La tassa una tantum penalizza gli imprenditori e i lavoratori. Cedere le spa pubbliche per fare cassa non è una tesi corretta <br />

Ringrazio Luca Cordero di Montezemolo di avere preso la penna per rispondermi. Tema del contendere è tassazione dei patrimoni da 5 milioni in su con un’imposta una tan­tum c­he sembra fatta ap­posta per spaventare i ri­sparmiatori, già frastor­nati, i quali vedono, in questo uovo del serpen­te, il futuro serpente. Per­ché si inizia a 5 milioni e poi si scende. Io non difendo la tassa di solidarietà sui ricchi, ma se si deve prendere un miliardo con un tributo demagogico è meglio questo, della patrimoniale, perché non colpisce il risparmio.

Se la soglia di 90mila euro è bassa, la si alzi a 130 o nei dintorni, e si rimedi al minor gettito, migliorando gli accertamenti sugli alti redditi. Non pare corretta la tesi di Montezemolo per cui si potrebbero privatizzare società per azioni pubbliche, per risolvere i problemi del deficit pubblico. Infatti, la cessione di società pubbliche non genera una riduzione del deficit pubblico. Ciò perché, dal punto di vista delle regole di bilancio vigenti e, comunque anche in termini economici,mentre la cessione di imprese dà luogo a un’entrata, produce anche una perdita di patrimonio equivalente. Le privatizzazioni servono per il rilancio dell’economia di mercato, ai fini della crescita e, se riguardano enti in perdita, danno anche un beneficio finanziario, ma non servono alla riduzione del deficit pubblico.

Quanto alla cessione della Rai, si tratta di un’operazione impossibile: essa ha un bilancio in faticoso pareggio a causa di un canone obbligatorio, in realtà un tributo sul possesso di televisori, che va a suo favore e che, nel caso in cui fosse privatizzata, andrebbe abolito. Prima bisogna abrogare il canone e poi privatizzare la Rai. Anche le altre obiezioni alla patrimoniale di Montezemolo rimangono in piedi. La prima era che, tassando il risparmio è tributo dirigista, che sconvolgendo il processo economico, si trasferisce sulle classi medie e sui lavoratori. Se è solo di un miliardo, pari a due terzi di 0,1 punti di Pil (calcolando il Pil a 1.600 miliardi, un punto è 16 miliardi e 0,1 è 1,6 miliardi) il danno è limitato.

Ma esso può costituire un precedente pericoloso e si aggiunge al bollo sui depositi bancari di titoli e all’aumento dell’imposta sulle rendite finanziarie. Inoltre non è vero che tale tributo non cadrebbe sulla classe media. I 5 milioni per chi possiede una prima e una seconda casa, un po’ di titoli, e una piccola impresa sono facilmente raggiungibili e superati. La terza obiezione è tecnica. Infatti, bisognerebbe costruire ex novo il tributo patrimoniale straordinario, definendone soggetto (singolo o nucleo familiare), oggetto (beni immobili e cespiti finanziari lordi o netti di debiti, o anche beni mobili come imbarcazioni, preziosi, oggetti d’arte e di antiquariato?) e tecniche di accertamento (valori catastali, prezzi di mercato effettivi o medi, capitalizzazione del reddito, stime).

Ciò comporta un costo amministrativo e tempi tecnici, impegnando in ciò un’amministrazione fiscale già sovraccarica, con il rischio che nel 2012 il gettito non arrivi. Tutte le altre considerazioni di Montezemolo su liberalizzazioni, privatizzazioni e tagli sono in gran parte corrette, ma le critiche non vanno indirizzate a me o a il Giornale e neppure a Silvio Berlusconi, bensì in parte alla Lega e in gran parte alla sinistra, che ha anche mobilitato un referendum contro le privatizzazioni e ora fa lo sciopero generale per la liberalizzazione dei contratti di lavoro aziendali. Riforma importantissima, per attrarre nuovi investimenti e creare ricchezza.