No al porno in tv, è scontro Luxuria: rischio censura

Il Garante: divieto corretto, l’ha stabilito la Cassazione

da Roma

Lo stop alle notti a luci rosse in tv raccoglie consensi dalle associazioni di tutela dei minori, ma scatena polemiche in Parlamento. «Mi preoccupa la decisione dell’Autorità per le comunicazioni di estendere anche all’orario notturno il divieto di trasmettere immagini erotiche o attività che risultino offensive al pudore», protesta Vladimir Luxuria, deputata del gruppo di Rifondazione comunista-Sinistra europea. «In Italia esiste già una legge che proibisce di trasmettere film pornografici», aggiunge, gridando «all’ondata censoria» che, a suo dire, potrebbe finire con il vietare «la trasmissione di programmi di intrattenimento che nulla hanno a che fare con le linee erotiche». Luxuria si lamenta del fatto che ci sia un’autorità a vigilare che le immagini che passano sullo schermo non vadano oltre il consentito e l’opportuno: «Secondo le nuove disposizioni - spiega - si salvano solo immagini il cui valore artistico è riconosciuto da un’autorità che si appropria, in questo modo, di una competenza di giudizio troppo discrezionale e pericolosa».
«Credo - conclude Luxuria - che di questo passo torneremo ai tempi in cui si censurava l'ombelico della Carrà o si imponevano pesanti calzamaglie alle gemelle Kessler». Alla voce di Luxuria si aggiunge la consueta provocazione del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che tira un colpo di fioretto al presidente dell’Authority Calabrò: «Vorrei chiedere al moralistissimo presidente del Garante delle Tlc, che ha da oggi oscurato il 50 per cento dei canali tv italiani sexy e porno, se per caso abbia intenzione di proibire la trasposizione televisiva del bellissimo romanzo erotico-sessuale di Corrado Calabrò, intelligente e bravissimo scrittore che me ne ha regalato una copia autografata e mi ha anche aiutato a scoprire chi sono i personaggi veri della inenarrabile storia». «Spero proprio di no: perché - osserva - priverebbe noi telespettatori di un divertentissimo spettacolo che farei presentare a Chiambretti».
Critiche che non sono passate inosservate. Dal Garante trapela una tempestiva replica: il provvedimento «è stato assunto anche sulla base di una recente sentenza della Corte di cassazione e della lunga giurisprudenza in materia e non per intenti censori né tanto meno vessatori».
Il sostegno all’iniziativa dell’Authority non manca. «Viva soddisfazione» per la decisione dell’Agcom arriva ad esempio dal presidente del Consiglio nazionale degli utenti, Luca Borgomeo, secondo il quale, «è molto significativo il fatto che l'Autorità intervenga per porre vere e proprie limitazioni al continuo dilagare, non solo nelle ore notturne, di trasmissioni che nulla hanno di spettacolare e artistico, ma sono mera pornografia». «È importante, soprattutto, la parte sanzionatoria: chi viola le regole non paga più, come in passato, una multa di 500 euro, ma fino a 50.000. Qualche emittente sarà così più attenta al rispetto dei divieti», conclude Borgomeo.
«Non c'è dubbio - gli fa eco Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori - con l’era di Corrado Calabrò, l'Agcom ha ritrovato la propria ragion d'essere. Siano fermi e decisi nel difendere a tutti i costi tutto ciò che ha attinenza con la tutela dei minori. Basta con la mancanza di etica nelle comunicazioni di massa, soprattutto se generaliste».