«No, quel ragazzo non può essere Giacomo»

«Non può essere Giacomo. Un ragazzo tranquillo. Legato alla famiglia. Con bravi amici». Il proprietario del bar di via Cechov, a pochi passi dall’abitazione della famiglia Midiri, non si capacita che il corpo carbonizzato trovato in una Fiat Bravo in via Mandriani, all’altezza del chilometro 31 della Cassia, possa essere sul serio quello di Giacomo Midiri, il 23enne scomparso da casa da venerdì notte.
«Lo abbiamo visto ieri pomeriggio quando, come quasi tutti i giorni, passava per prendere le sigarette». Il proprietario del locale ricorda di avere visto il padre del giovane, Giuseppe Midiri, attorno alle 7 di ieri, poco prima che venisse a sapere della drammatica vicenda: «Era tranquillo. Ha spostato la sua auto e mi ha ceduto il posto per mettere la mia. Passa ogni giorno prima di andare al S. Andrea dove lavora».
La sorella maggiore del ragazzo, Federica, 25 anni, adesso si trova a New York dove sarebbe dovuta restare una decina di giorni. La madre, Carla, è una dermatologa. La Bravo su cui è stato rinvenuto il cadavere è una delle quattro auto di proprietà dei Midiri: possiedono anche una Fiat Brava, una Citroen e un’Alfa 156,«quella che usa generalmente Giacomo», ricordano al bar. Difficile trovare alcuna spiegazione di quanto può essere successo l’altra notte in quell’auto a Campagnano, parlando con i parenti e i conoscenti della famiglia di Giacomo, il giovane trovato carbonizzato.
Tutti riportano il quadro di una famiglia molto serena. Nell’appartamento nel quartiere Ardeatino, abitano Giuseppe Mediri, 54 anni, docente universitario, medico oncologo; la moglie, chirurgo estetico e la figlia, laureata in giurisprudenza. Un complesso residenziale, costruito in cooperativa, con i muri rossi, caratterizzato da tante colonne e scalette e da terrazzi attrezzati che si susseguono in gradoni.
I vicini rimangono sbigottiti alla notizia che il giovane possa essersi suicidato o, peggio, che possa essere stato ucciso. Piuttosto, parlano di una famiglia tranquilla, una casa con un’atmosfera serena, da cui proveniva sempre tanta musica. «Le sere d’estate - raccontano - è facile vederli a cena fuori sul terrazzo con gli amici. Nessuna lite violenta, nessuna personalità tormentata da quanto ci risulti».