«No al referendum sul ticket d’ingresso»

«Ci siamo ispirati a realtà come Londra, dove il pedaggio è collaudato»

Gianandrea Zagato

Ticket d’ingresso, no al referendum. Motivo? «I milanesi si sono già espressi votando Letizia Moratti e, poi, la congestion charge fa pienamente parte della strategia del sindaco». L’assessore alla Mobilità, Edoardo Croci, dà la linea di Palazzo Marino e boccia l’ipotesi di un referendum che il gruppo provinciale di Forza Italia e di Alleanza nazionale avevano consigliato per saggiare il volere di Milano e Provincia.
Opzione respinta, precisa l’assessore, perché il provvedimento promosso dall’amministrazione Moratti è supergarantito: «Infatti, ci siamo ispirati ad altre realtà come Londra e Stoccolma, dove il ticket è stato sperimentato con successo e sono tenute in debita considerazione le peculiarità del territorio milanese» e, attenzione, «c’è l’impegno del Comune di migliorare il trasporto pubblico». Riferimento non solo «ai progetti della linea 4 e 5 metropolitana già pronti e ai lavori che presto partiranno» ma pure «alla “mobilità sostenibile”, ovvero a un piano per una nuova rete di piste ciclabili, più capillari e protette, che sarà pronta entro la fine del 2006».
Assicurazioni offerte ai milanesi che sul fronte del trasporto pubblico reclamano pulizia dei vagoni della metro (59 per cento), più parcheggi in corrispondenza dei capolinea (70 per cento) e più corse notturne (78 per cento). Desiderata secondo una ricerca firmata da Altroconsumo. Indagine che rivela pure la soddisfazione dei cittadini per la copertura della rete metropolitana, i collegamenti del metrò con le stazioni ferroviarie e la puntualità dei mezzi. Come dire: un milione e trecentomila milanesi con l’aggiunta dei pendolari promuove l’azienda tramviaria milanese anche se potrebbe fare di più. Promozione testimoniata tra l’altro da quel 43 per cento degli intervistati da Altroconsumo che, a Milano, considerano i mezzi pubblici un’alternativa più veloce dell’auto anche se tre abitanti su quattro denunciano troppo caro il costo del biglietto in rapporto al servizio fornito.
Nota dolente che si concretizza nella scarsa pulizia dei mezzi, nella bassa disponibilità di posti a sedere e anche in piedi: il 33 per cento non ha mai trovato uno strapuntino libero durante l’ultimo viaggio in bus, il 23 per cento durante l’ultimo viaggio in tram e il 33 per cento durante l’ultimo viaggio in metro. E c’è poi la richiesta in crescita degli utenti di poter acquistare i biglietti o le tessere d’abbonamento con sistemi di pagamento alternativi al contante ossia con carte di credito e bancomat: dettaglio che s’accompagna con il disagio delle biglietterie automatiche valutate poche e nemmeno affidabili.
Quadro che si riassume in tre livelli di soddisfazione - 55 per cento per i bus, 47 per cento per i tram e 22 per cento per la metro - e in una lettera aperta al Governo perché «si proceda seriamente nel settore del trasporto pubblico sulla strada della liberalizzazione». Esigenza di riforma che significa «informare i cittadini sui costi nascosti del servizio pubblico, di quanto questo - annota Altroconsumo - pesi cioè sulle loro tasche non solo quando pagano il biglietto del tram ma pure quali contribuenti del fisco a livello nazionale e locale».