«No a rimedi pasticciati: un commissario non basta»

Andrea Ronchi*

Non si è ancora spenta l’eco delle mani pulite, che una nuova stagione, quella dei piedi puliti, sta aprendosi con il furore mediatico consono alle svolte epocali.
Il giocattolo domenicale (rectius, quotidiano, per le note esigenze del sig. Murdoch) sta affondando tra totoneristi e dopati, tra arbitri in odore di mascalzonaggine e dirigenti uniti, a detta di qualche Procura, non da vincoli federali, ma da un’unica associazione a delinquere, e la partita di pallone ha ormai la stessa credibilità di un incontro di wrestling.
Si impone un rimedio, tanto rapido, per evitare che il sistema-calcio italico sia emarginato nelle sedi internazionali come una sorta di ingestibile suk mediterraneo, quanto incisivo, per evitare la solita soluzione «tampone» sicuramente foriera di futuri sfasci.
Ben venga allora un Commissario straordinario (non certo una novità per Alleanza nazionale) nella speranza che esista ancora taluno non vincolato a quei poteri forti e fortissimi che ruotano, e ruoteranno sempre, intorno al mondo della pedata. Ben venga, se sarà munito di poteri sufficienti a dar corpo a quella struttura autonoma arbitrale (l’etichetta è irrilevante) che possa operare senza continuativi collegamenti telefonici, in attesa di affidarne le sorti e la credibilità a quel Pierluigi Collina prematuramente accantonato.
Con la speranza, ancora, che sappia imporre a tanti immemori quei doveri di lealtà e correttezza che devono improntare ogni attività sportiva (può apparire un’affermazione ardita e bizzarra, ma il calcio è anche e soprattutto uno sport!).
Con la speranza, ancora, che questo Commissario non finisca per essere indicato dall’Autorità amministrativa, che recentemente si è già resa protagonista di quel deprimente campionato estivo tra Tar locali, conclusosi con la doverosa esclusione ope legis di ogni loro competenza in tema di beghe calcistiche.
E con la speranza, infine, che questo Commissario sia scelto dal Coni in assoluta autonomia, senza dare ascolto al coro di quei numerosi suggeritori, da sempre interessati a occupare ogni poltrona vacante e non sempre legittimati a indossare le vesti del moralizzatore. Nella pervicace convinzione che l’autonomia dello sport non è altro che un frammento di quei valori cui, nonostante tutto, siamo ancora affezionati.
Diciamo allora NO a rimedi pasticciati di cosiddetta transizione (cos’altro potrebbe aggiungere un’altra commissione d’inchiesta parlamentare?) e un SÌ convinto alla riforma radicale del sistema che collochi i fischietti al riparo da ogni ingerenza indebita.
Il Presidente del Consiglio in pectore ha suggerito un nome, noi ci permettiamo di suggerire un programma: commissariamento della Figc, dell'Aia e della Can con tre grandi priorità 1) la salvaguardia dell'autonomia dell'ordinamento sportivo, 2) i mondiali di Germania, 3) l'assegnazione all'Italia degli Europei del 2012. Buon lavoro!
*Portavoce di Alleanza Nazionale