«No a sanatorie, allarghiamo il concordato fiscale»

Sì a una convenzione sul fisco con la Svizzera

RomaHa incrociato la spada più volte con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Oggi il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto (nella foto), prende atto delle aperture del governo, non si iscrive al partito dei malpancisti e punta su alcune proposte.
Dopo le polemiche con Tremonti è arrivato il tempo della collegialità sul decreto sviluppo?
«Sicuramente c’è la volontà da parte del governo e del ministro Romani a raccogliere proposte e idee e non lasciare nulla di intentato. Se Tremonti vuole contribuire io sono il primo a rallegrarmene».
È stato fatto il suo nome tra i malpancisti che potrebbero firmare il documento di Scajola. È giusto?
«Mai detto niente del genere. Con alcuni colleghi, con i quali stiamo facendo l’associazione Controcorrente, cioè contro le correnti, stiamo studiando proposte concrete per il decreto. Questo sì».
Ci sono le condizioni per rilanciare l’economia?
«Sviluppo è una parola grossa, so che non si può fare per decreto, ma creare alcune condizioni, sì. Ad esempio togliendo qualche peso che grava sulle spalle degli imprenditori».
Quindi semplificazione?
«I tempi della burocrazia sono una leva fondamentale. Oltre alle misure già previste bisogna comprimere ulteriormente i tempi. Poi le infrastrutture. Dobbiamo portare a termine gli investimenti programmati».
Uno dei nodi è proprio quello dei fondi per le aree sottosviluppate (Fas), che sono stati tagliati. Lei è per ripristinarli?
«Si, perché le opere avviate devono essere portate a termine. Poi servono strumenti innovativi per consentire ai privati di fare investimenti. Ad esempio, ampliare il modello delle concessioni, garantendo gli investimenti privati con le tariffe future».
Lei è sottosegretario alla Difesa quindi è in prima linea sul fronte della dismissione degli immobili pubblici...
«Per abbattere il debito la strada è proprio la valorizzazione del patrimonio immobiliare. Servono tempi brevi per i cambiamenti di destinazione d’uso degli immobili».
Se non sarà a costo zero, il decreto dovrà pescare risorse da qualche parte. Del condono cosa pensa?
«Alcune risorse vanno trovate e sono quelle per le infrastrutture. Per quanto riguarda il condono, io preferisco un concordato di massa. Strumento che già esiste e può essere esteso garantendo nuove entrate in cambio di una pax fiscale di tre anni o più ai contribuenti che aderiscono. Poi una convenzione sul fisco con la Svizzera come quella che hanno attivato Germania e Gran Bretagna».
Abbiamo un contenzioso aperto con la Svizzera...
«È superabile. E lo strumento potrebbe essere quello di regolamentare fiscalmente la situazione di migliaia di contribuenti italiani che hanno soldi lì. La Germania consente alle autorità svizzere di tassare direttamente e di colpire gli evasori che non pagano. Facciamo come loro».
Sul fronte delle liberalizzazioni?
«Sono necessarie in alcuni settori strategici. Io penso alle staminali, la Cina prevede che nel 2025 peseranno per il 25% del Pil. In Italia la legislazione non rende sicuri gli investimenti, ma c’è uno spazio enorme da esplorare, anche se dovremo definirlo anche con la Chiesa. Poi bisogna sfruttare al meglio quello che già abbiamo».
Cioè?
«Il turismo, offrendo agli investitori internazionali condizioni che siano perlomeno allo stesso livello di quelle praticate dai competitori».