«No a scelte politiche contro i valori»

da Roma

La Chiesa italiana conferma la sua scelta di non coinvolgersi «in alcuna scelta di schieramento politico o partitico» ma non rinuncia a parlare perché «l’irrilevanza della fede non può essere un obiettivo dei credenti». E ribadisce la preoccupazione per il rischio «di scelte politiche che contraddicono fondamenti, valori e princìpi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano».
Aprendo ieri pomeriggio i lavori del Consiglio permanente della Cei il cardinale Angelo Bagnasco ha dedicato quasi metà della sua sintetica prolusione al prossimo passaggio elettorale, elencando quei «valori fondamentali» alla luce dei quali «ognuno è chiamato a discernere». Proprio per prevenire critiche e accuse di ingerenza, ha trattato i temi che la Chiesa giudica in questo momento più sensibili servendosi sempre di citazioni dei discorsi dei Papi e del Concilio.
Bagnasco prima di trattare delle elezioni, ha citato il contesto del «secolarismo di impronta occidentale» che Papa Ratzinger ha recentemente definito come «più subdolo di quello marxista», e ha parlato dei mass media che contribuiscono a creare una allarmante emergenza educativa, quando «con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare e sociale». Il presidente della Cei si è quindi soffermato sullo «squilibrio» che si rileva talvolta nella ricerca scientifica, chiedendo il «rispetto incondizionato dell’essere umano come persona dal suo concepimento fino alla morte naturale» e «il rispetto dell’originalità della trasmissione della vita umana, attraverso gli atti propri del coniuge». Quando i pastori intervengono su questo, ha spiegato, non lo fanno per sfiducia verso la scienza, della quale la Chiesa si dichiara amica, ma per segnalare «un pericolo».
Com’è noto, i vescovi non intendono coinvolgersi in scelte di schieramento e auspicano che la comunità nazionale impari «a volersi più bene, e a voler bene al proprio futuro», prendendo coscienza che «c’è uno zoccolo comune» che unisce tutti: «L’Italia ha bisogno di un soprassalto di amore per se stessa». Ma, precisa Bagnasco con le parole di Papa Wojtyla, la scelta del non coinvolgimento «non ha nulla a che fare con una “diaspora” culturale dei cattolici, con il loro ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede. L’irrilevanza della fede non può essere un obiettivo dei credenti».
Bagnasco ha quindi introdotto una lunga citazione di Benedetto XVI, che a Verona nell’ottobre 2006 aveva parlato dell’urgenza di «fronteggiare il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale».
Da ultimo, il presidente della Cei ricorda anche le emergenze sociali, come il «problema della spesa» che affligge un numero crescente di famiglie italiane, la questione della casa, i problemi dei pendolari, l’erosione del potere di acquisto di famiglie e pensionati. Bagnasco si augura che, chiunque vinca il 13 aprile, subito dopo il voto si sviluppi «una spinta convergente» per «affrontare realmente queste situazioni», senza strumentalizzazioni.