«Il no svizzero ai minareti è un regalo al fanatismo»

BOCCIATE Netto no pure alle proposte della Lega su tricolore e referendum: «È pura propaganda»

RomaIl «no» svizzero ai minareti? Un «formidabile regalo al fanatismo islamico, reso così ancora più forte». E la croce da inserire nella bandiera italiana? Un fuoco di paglia, una proposta, avanzata dal leghista Roberto Castelli, «durata per fortuna lo spazio di un mattino». E l’ipotesi di introdurre il referendum propositivo sull’immigrazione, come vorrebbe Roberto Calderoli? «Propaganda allo stato puro». Nessuna sorpresa. È il Gianfranco Fini che t’aspetti, quello che siede nel salotto tv di Bruno Vespa. Lesto a stoppare le mosse dei lumbard e a smentire, ancora una volta, il suo coinvolgimento in un piano anti-premier. Con il quale «possiamo avere opinioni politiche non identiche, ma questo non autorizza nessuno a dire che si sia in rotta di collisione o che ci sia un complotto», assicura il co-fondatore del Pdl, che trova l’ipotesi «offensiva dell’intelligenza». In ogni caso, riconosce, i ruoli sono ben differenti e «non mi nascondo dietro un dito: su alcune questioni politiche abbiamo visioni non collimanti». Per capirci: «Non esistono i finiani e con Silvio Berlusconi non voglio dar vita a nessuna resa dei conti all’interno del Pdl». Semmai, il partito unico non sia un cartello elettorale ma assomigli alla Dc, «perché lì il dibattito c’era eccome».
Se ne prende atto. Intanto, fa sapere di essere «lieto» che il Popolo della Libertà «ha avviato un dibattito interno». E «lungi da me contestare che ci sia una minoranza che deve prendere atto della volontà di una maggioranza», garantisce Fini a Porta a porta, pur sempre convinto che ci siano alcuni temi - vedi la cittadinanza - «su cui è difficile dire che si è portatori della verità». Di conseguenza, «mi auguro che non sia un prendere o lasciare», visto che «si tratta di un argomento complesso, che come tale sarà affrontato». Un tema che «non è una priorità nazionale», ma strategico per il futuro del Paese.
Secondo la terza carica dello Stato, in terra elvetica «ha prevalso dunque la paura», partorendo «un voto non ragionato». Un punto su cui Fini batte forte. D’altronde, fosse stato svizzero, lui avrebbe detto sì «convintamente», per consentire il diritto di culto. Adesso invece sarà più difficile «pretendere la reciprocità dai Paesi musulmani» a favore delle chiese cristiane. Ma in casa nostra, come la mettiamo con il Carroccio? «La Lega non è razzista e per certi versi nemmeno xenofoba», ma «ha una visione del fenomeno immigrazione che non risponde alla realtà». Il partito di Umberto Bossi, secondo Fini, «dà l’impressione che lo straniero sia qui di passaggio. È un atteggiamento che non condivido».
Dall’immigrazione alle inchieste sulla mafia. «Non c’è da regolare il 416 bis». E «la legge» che delimita le esternazioni dei pentiti «mi sembra che vada benissimo così com’è». Detto questo, «le loro dichiarazioni devono essere garantite dallo scrupolo e dall’onestà intellettuale della magistratura, che deve trovare i necessari confronti». I giudici, quindi, «verso cui tutti dobbiamo serbare grande gratitudine, siano garanti del fatto che non ci si basa, nelle indagini, solo su dichiarazioni di qualche pentito, ma che vi sia un rigoroso riscontro nei fatti».
Si chiude con il processo breve. «Il provvedimento - ribadisce - sarà oggetto di un’ampia discussione parlamentare e, in linea di principio, non sono contrario, anche se tutti sappiamo che ne beneficerà anche Berlusconi». Bisogna però «verificare se esistano profili di incostituzionalità». In tutti i casi, è l’auspicio finale, «l’opposizione non metta sullo stesso piano, o non subordini, il discorso sulle riforme al disegno di legge» in questione.