No-Tav, ora sale la tensione per domenica La polizia teme gli anarchici: saranno 400

Dopo Roma il rischio per gli eventuali scontri di domenica è serio. Occhi puntati sugli anarco-insurrezionalisti. Si teme un remake della "guerra" del 3 luglio scorso, quando la valle fu messa a ferro e fuoco da alcuni manifestanti. Il governatore Cota ha le idee chiare: "Siamo in stato di massima allerta. Ma la Tav si farà"

Torino - L'inferno di Roma è alle spalle. Almeno per ora. All'orizzonte c'è un'altra domenica calda. L'appuntamento è per il 23 ottobre in val di Susa dove i No Tav diranno ancora stop ai lavori per il corridoio 5 della Torino-Lione. Il problema è capire come i No-tav diranno "no". I manifestanti del movimento hanno stabilito insieme alla questura di Torino il percorso e hanno stabilito una serie di regole per tutti quelli che parteciperanno al corteo per cercare di scongiurare gli scontri con le forze dell'ordine.

La polizia intanto ha anche dato il via a una serie di controlli sulle statali e ai valichi di frontiera, verificando tutte le auto in transito e perlustrando i boschi intorno al cantiere. Le cesoie continuano ad andare a ruba. Serviranno a chi protesta a tagliare le recinzioni dei cantieri. Negli ultimi giorni i negozianti della zona hanno fatto affari. Hanno venduto più di 300 cesoie.

Il corteo partirà da Giaglione, con ritrovo al campo sportivo alle 10.30. I manifestanti potranno percorrere la strada che dal paese passa per i boschi della Val Clarea, in direzione dell'area sotto il viadotto dell'autostrada Torino-Bardonecchia. Ma a un chilometro di distanza dalle reti del cantiere di Chiomonte dovranno fermarsi. Lì ci sarà infatti uno sbarramento e cordoni di forze dell'ordine a bloccare la strada. Questo punto del bosco è piuttosto pianeggiante e aperto. Ideale per una battaglia che questa volta si spera sia combattuta con slogan, striscioni e megafoni. Ma a quanto pare le intenzioni dei manifestanti non sono del tutto pacifiche. 

I No Tav, come ha già annunciato il loro leader Alberto Perino, proveranno comunque ad arrivare alle recinzioni passando per i sentierini ai lati della strada sterrata principale. Il loro obiettivo è comunque quello di tagliare un pezzetto di rete, anche solo per pochi minuti. Le forze dell'ordine saranno pronte a sparare acqua con gli idranti. In ogni caso i No Tav, dopo aver spaccato "simbolicamente" il confine del cantiere del supertreno, torneranno indietro.

Promettono una manifestazione pacifica, "una giornata di pic-nic in Val Clarea con famiglie e bambini". Ma qualche giorno fa il comitato No-tav Torino aveva sentenziato in un comunicato: "Domenica la val di Susa dimostrerà che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto. In migliaia taglieremo le reti invitando chi sta dall’altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant’altro: se l’invito non verrà accolto ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l’ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda ". Queste non sembrano proprio parole da gita in campagna, o da domenica fuori porta.

E' preoccupato, soprattutto dopo gli orrori di Roma, il governatore del Piemonte Roberto Cota. "Sono preoccupato: abbiamo avuto segnali che dietro questa manifestazione c’era la voglia di creare gli stessi incidenti di Roma. Per questo siamo in stato di massima allerta. Al comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza di mercoledì - ha ricordato Cota - sono stati fissati paletti precisi per l’effettuazione di questa manifestazione, che naturalmente non si può vietare. Dobbiamo tutelarci contro ogni forma di violenza alle persone e alle cose: nessuno può pensare di fare violenza alle forze dell’ordine o scene di guerriglia, neanche di danneggiare il cantiere della Tav".

E sulla realizzazione della Tav il governatore non ha dubbi: "Quest’opera si realizzerà. Chi vuole strumentare la violenza con interessi che non c’entrano niente con la Val di Susa lo sappia. Le cose stanno andando avanti e bene". La tensione resta alta, anzi altissima. Un'altra Roma non è concessa. In val di Susa c'è un precedente ed anche recente. Il 3 luglio scorso la battaglia fra attivisti e forze dell'ordine è durata una giornata intera. In quell'occasione i manifestati erano 8mila gli stessi attesi per domenica prossima. Gli occhi sono tutti puntati sugli esponenti dei collettivi studenteschi ed universitari, dei centri sociali del Piemonte ed elementi dell’area antagonista ed anarco-insurrezionalista, in tutto circa 400 persone, che potrebbero costituire il principale problema in termini di ordine pubblico.

Le forze dell'ordine mobilitate sono 1.500. Il territorio offre un contesto dgeno delle battaglie fra romani e teutonici. Boschi, colline, cespugli. Si spera che l'ambientazione epica non faccia dimenticare ai manifestanti chesiamo nel 2011 e chel'impero romano è finito da tempo. La polizia teme che la boscaglia possa agevolare la fuga di chi potrebbe diventare violento. L'unica cosa di cui ci sarà veramente bisogno saranno i vigili del fuoco per spegnere eventuali fuochi che potrebbero appiccare alcuni manifestanti o alcuni black-bloc a colpi di molotov. Questa volta però vogliamo i pompieri con la divisa verde, il casco e i gradi. Non li vogliamo più in jeans e maglietta con un estintore in mano...