No Tav, processo e «condanna» al leader moderato

Alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi tensioni sul rappresentante del Val di Susa

da Milano

L’auto rigata sotto il portone di casa, le quattro gomme bucate, i manifesti sui muri firmati dalla Federazione Anarchica contro «i tavoli politici che hanno riaperto la porta» alla Tav. Segnali inquietanti della frattura che si è aperta nelle ultime settimane tra i comitati No-Tav e il coordinamento dei sindaci della Val di Susa guidati da Antonio Ferrentino (Ds). Ex barricadiero valsusino, Ferrentino è diventato invece ora il principale accusato per quello che gli intransigenti del No vedono come un tentativo di «inciucio» sulla Torino-Lione tra i sindaci e il governo. Il giorno dopo aver denunciato l’«azione intimidatoria» nei suoi confronti e chiesto una «riflessione collettiva per isolare chiunque voglia inquinare il confronto in corso», il presidente della Comunità montana della Bassa Val di Susa corregge il tiro e si fa più prudente, cercando di scacciare l’idea di uno scontro interno al fronte No Tav.
L’atto intimidatorio contro la sua auto? «Dobbiamo attenerci alle indagini che stanno facendo i carabinieri. Posso solo dire che si tratta di vandalismo di provenienza ignota, perché non c’è stata nessuna rivendicazione. Avevo la macchina parcheggiata sotto casa e qualche deficiente ha bucato tutte e quattro le gomme». Soltanto la sua, però, tra le altre trenta parcheggiate sotto l’abitazione a Sant’Antonino di Susa. Per questo motivo i carabinieri stanno seguendo la pista dell’intimidazione. «Certo, questo fa capire che l’atto era rivolto intenzionalmente contro la mia persona. Ma da qui ad attribuirlo alla protesta dei comitati No Tav ce ne corre». Ferrentino racconta anche di aver ricevuto telefonate di solidarietà da molti comitati No Tav, compresi quelli «duri» come Askatasuna e Spinta dal Basso di Avigliana. «Quello del No Tav è un movimento complesso. Ogni volta che c’è un confronto istituzionale in cui crediamo c’è una parte del movimento che disapprova il nostro lavoro. Ma escludo che qualcuno pensi di poterci condizionare con azioni di questo tipo».
Intanto, mentre Ferrentino vola a Roma, dove oggi a Palazzo Chigi presenterà con il sottosegretario Letta i risultati del Secondo Quaderno dell’Osservatorio tecnico sulla Tav, nei comuni della Val di Susa circola un volantino del coordinamento dei comitati. Che informano i cittadini della Valle di un’assemblea pubblica che si terrà domani «per discutere della delicatissima situazione e sottoscrivere insieme un documento che ristabilisca la verità gravemente e continuativamente violata da stampa e politici arruolati dal “partito degli affari”». Partito a cui i «disobbedienti» iscrivono naturalmente tutti i sindaci che, come Ferrentino, siedono al tavolo con il governo.
A Ferrentino sono arrivati gli attestati di solidarietà da diversi esponenti della sinistra locale, compreso il sindaco di Torino Chiamparino («è necessario - ha detto il sindaco ds - che gli intolleranti siano messi ai margini nella vicenda della Tav»). Ma i comitati del No non ci stanno a passare da imputati. «Tutti quelli che hanno avuto l’auto rigata o danneggiata per gli adesivi No Tav - dice un responsabile del movimento - non hanno certo avuto la solidarietà dei vari politici che si sono strappati le vesti di fronte “a tanto odio e violenza”. Ma davvero pensano che il movimento sia così stupido da regalare ai fautori del Tav e dell’inciucio, su un piatto d’argento, Ferrentino Martire?».
La frattura con i comitati si è aperta dopo l’incontro tra gli amministratori della Valle e il governo, lo scorso 13 giugno. Quel tavolo era sembrato l’inizio di una resa, un dialogo sul «come» fare la Tav invece della barricata dura e pura. Il successivo 19 giugno un’assemblea convocata dallo stesso Ferrentino era finita con la votazione per alzata di mano di un «no inequivocabile alla Tav», trasformtato una settimana dopo in un documento politico poi sottoposto ai sindaci. Uno solo di loro l’ha firmato finora, e non è Ferrentino.