No Tav, in Val di Susa stavolta niente scontri Violata la zona rossa, e tagliate solo alcune reti

Si è conclusa la manifestazione al cantiere della Tav. Gli attivisti hanno tagliato i primi due sbarramenti, ma hanno rinunciato a assaltare il cantiere. Nessuno scontro, ma 16 persone sono state fermate. <strong><a href="/interni/no_tav_val_susa_-_la_diretta_sms_il_corteo_e_partito_fermate_14_persone/23-10-2011/articolo-id=553206-page=0-comments=1" target="_blank">LEGGI IL RACCONTO DELLA GIORNATA</a> - <a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery.pic1?ID=3451" target="_blank">GUARDA LE FOTO</a></strong>

Tutto si è svolto in maniera pacifica come promesso. Il corteo No Tav è entrato anche nella cosiddetta zona rossa, l'area che fal cantiere arriva fino alle ultime case di Giaglione che resterà chiusa fino alle 7 di domani e che è presidiata da circa 1700 militari in assetto antisommossa.

A sfilare, secondo gli organizzatori sarebbero stati almeno 20mila persone - tutti a volto scoperto - "e diventeremo ancora di più quando ci raggiungeranno quelli che sono ancora fermi a valle", aggiunge uno degli esponenti del centro sociale Askatasuna. Molto più basse le stime della questura che parla di 700 persone in corteo e altre 500 ancora in piazza a Giaglione. E nonostante i posti di blocco i manifestanti, capeggiati da donne con cesoie e divisi un due gruppi - uno che ha preso il sentiero dei monaci e uno che ha proseguito lungo la mulattiera principale - sono arrivati alla prima rete di recinzione e l'hanno tagliata davanti alle forze dell'ordine che non sono intervenute perché "nessun atto illegale è stato, diretto alle reti di cinta del cantiere", come spiegano dalla questura di Torino, che aggiungono: "I manifestanti sono giunti a ridosso del primo sbarramento su strada sterrata, sito a circa due chilometri dal cantiere LTF, direzione Giaglione. Nella circostanza tale barriera, costituita da una rete, è stata danneggiata in alcuni punti".

Uno ad uno gli attivisti hanno oltrepassato lo sbarramento e si sono diretti verso la seconda recinzione. Qui, vista l’impossibilità di tagliare anche queste reti, rafforzate rispetto alle precedenti, il corteo ha preso altri sentieri per arrivare alla baita Carlea, simbolo della rivolta. Nel frattempo circa un centinaio hanno superato il secondo sbarramento e, guadando il torrente, hanno passato anche il posto di blocco su un ponticello considerato un "limite inviolabile". 

Attorno alla baita, che è a meno di cento metri dalla recinzione del cantiere, centinaia di persone hanno atteso l’arrivo del resto del corteo preparando polenta per tutti. Subito dopo l'assemblea: "Credo che possiamo dirci più che soddisfatti. La manifestazione ha raggiunto gli obiettivi", ha detto Alberto Perino, uno dei leader No Tav che ha aggiunto: "È andato tutto bene chi voleva che finisse male non ci è riuscito. Sappiano comunque che non finisce questa volta, se le reti non cadranno continueremo a rompere i coglioni. La partita continua, la vinceremo". A questo punto l'attivista ha proposto a tutti di rientrare a Giaglione perché "fra un’ora e mezzo farà buio" e non ha ricevuto obiezioni. La baita continuerà ad essere presidiata da un gruppo di No Tav, mentre il grosso dei manifestanti sta tornando a Giaglione.

La manifestazione si è svolta in modo pacifico. Probabilmente anche grazie alle attività di filtro svolte dai carabinieri che hanno impedito a potenziali violenti di entrare nella zona vietata e di unirsi alla manifestazione. Fino ad ora sono state fermate 16 persone, di cui 3 denunciate a piede libero perchè trovate con maschere anti gas, maschere da sub e oggetti contundenti. A Rivoli (Torino), i carabinieri hanno fermato un'auto proveniente da Mantova con cinque persone, quattro ragazzi e una ragazza. A bordo avevano anche passamontagna, un paracolpi e delle sciarpe nere.

A Giaglione è stata attivata un'unità di crisi dei sindaci della Val di Susa, che ha seguito la manifestazione in contatto con una quindicina di "osservatori", scelti dal movimento No Tav e identificati da pettorine. Sono gli unici ad aver avuto dalle forze dell'ordine l'autorizzazione per restare nella zona rossa ed erano incaricati di controllare il pacifico svolgimento della manifestazione e di documentarlo con foto e video.