Il «no» al Terzo valico fa deragliare la sinistra

(...) Ora, invece, Padoa Schioppa e Tanoni smentiscono clamorosamente il collega e bocciano la tratta. Vorremmo sapere a chi dobbiamo riferirci». Nel frattempo, Di Pietro smentisce la smentita e conferma che «il Terzo valico non è bocciato». Roba da stropicciarsi gli occhi. Ma il presidente della Regione va dritto per la sua strada e non risparmia sonori ceffoni verbali al massimo responsabile di governo: «Ho scritto a Prodi - spiega - per spiegargli che, se lo Stato lascia in Liguria i soldi dell’extragettito generato dal sistema dei porti liguri, le infrastrutture le costruiamo noi». Secondo Burlando e l’assessore Merlo che lo affianca, gli scali della Liguria sarebbero in grado di moltiplicare il gettito attuale, circa 4 miliardi di euro all’anno, a fronte dell’incremento dei traffici. In sostanza: se gli attuali 3 milioni di contenitori all’anno «rendono» 4 miliardi, si può far conto, ad esempio, che 6 milioni di contenitori producano 8 miliardi, e così di seguito per livelli di crescita più elevati. «Nel frattempo - insiste Burlando -, noi potremmo farci anticipare i soldi dalle istituzioni finanziarie sulla base della previsione di incremento dei traffici», in modo da innescare un meccanismo virtuoso: finanziamento-avanzamento delle infrastrutture-sviluppo dei traffici. Il problema, dunque, da finanziario diventa politico. Ed è qui che si misura la reale volontà del governo (o di chi decide per esso: i Verdi, Rifondazione, l’Unione Europea, o l’Unione e basta, o l’asse Sarkozy-Merkel, e la lobby del corridoio europeo che «deve» passare più a nord?). «Intanto - sibila Merlo, che in mezzo ai clamori fa sempre opera di concretezza - si calcola che già adesso i porti del Nord Europa incassino 800 milioni di euro all’anno per merci dirette nell’area della Pianura Padana. Tutta roba che dovremmo intercettare noi...».
In attesa della risposta di Prodi - «che deve arrivare entro il mese, per avere esito nel Dpef» conferma Burlando - la lettera partita dal palazzo di piazza De Ferrari suscita le repliche degli ambienti politici liguri. Durissima la presa di posizione del deputato diessino Graziano Mazzarello: «Non è possibile un governo che, anche per scarsa conoscenza dei problemi di qualche sottosegretario, affronti in maniera contrapposta secondo le giornate, temi di rilevanza nazionale prima ancora che locale». Anche per questo, Mazzarello chiede l’audizione immediata del ministro Di Pietro per chiarire bene la posizione dell’esecutivo, dichiarando «sbagliata e inaccettabile l’iniziativa di Tononi». Non meno perentorio il commento del senatore di Forza Italia, Luigi Grillo: «Trovo la proposta di Burlando interamente condivisibile, anche nell’ambito di quello che ho sempre sostenuto a proposito dell’autonomia finanziaria dei porti. Ma ora - insiste Grillo - dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Bisogna convocare i consigli di Comune, Provincia e Regione e mettere agli atti l’appello unanime al governo per la realizzazione della linea di valico, e inoltre i parlamentari liguri dell’Unione devono fare fronte comune con quelli del centrodestra per far inserire nel Dpef il Terzo valico come assoluta priorità». Solidali con Grillo anche il capogruppo azzurro in Regione Luigi Morgillo - «bisogna mobilitare le forze economiche e sociali» - e il coordinatore regionale di Forza Italia Michele Scandroglio, secondo cui «è ora di interrompere le discriminazioni del governo nei confronti della Liguria». E mentre il sindaco Marta Vincenzi ribadisce che «senza il Terzo valico il Nord Ovest soffoca e si impedisce lo sviluppo della Liguria e della logistica italiana», il capogruppo di An in Regione, Gianni Plinio, definisce «patetico e ridicolo lo stupore di Burlando: evidentemente - conclude Plinio - è un presidente che conta così poco che il governo “amico“ neppure lo informa sulle decisioni cruciali relative alla Regione che governa».