No, tradisce le aspettative

Siamo stati i primi a condividere l'iniziativa di Veltroni per un sistema elettorale proporzionale e siamo sempre stati i primi ad applaudire Berlusconi quando ha detto con chiarezza che il sistema maggioritario aveva prodotto guasti drammatici per il Paese. Anche questa volta, forse, saremo tra i primi a dire che la proposta del presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco, è una proposta che non rispetta i principi enunciati dagli stessi Veltroni e Berlusconi. Vediamo il perché sui punti principali. Uno dei guasti dell'attuale sistema maggioritario-proporzionale è l'obbligo di indicare alleanze e candidato premier già nella scheda elettorale. Quest'obbligo ha creato i due carri di Tespi della politica italiana, perché le due coalizioni (il mitico e ridicolo bipolarismo) erano costrette ad accogliere al proprio interno tutto e il contrario di tutto per vincere. Su questo punto fondamentale la proposta Bianco non innova nulla per cui rimarremmo l'unica democrazia parlamentare in cui il Parlamento rinuncia al suo diritto-dovere fondamentale, quello cioè di costruire le alleanze più utili al Paese.
Chi come alcuni professori che sono cattivi maestri volesse mettere nelle mani dei cittadini l'indicazione diretta di chi deve governare deve scegliere allora il sistema presidenziale perché diversamente si continuerebbe in quel pasticcio che ci opprime da 15 anni per cui non abbiamo né una democrazia parlamentare né un presidenzialismo. Chi si straccia le vesti perché siano gli elettori a indicare il candidato premier nega, poi, agli stessi elettori il diritto di scegliere deputati e senatori. Nella proposta Bianco, infatti, deputati e senatori vengono eletti per metà con liste bloccate e per l'altra metà in collegi uninominali il cui orientamento politico, nell'80% dei casi, è già conosciuto preventivamente. È sufficiente ricordare per la sinistra Toscana, Emilia e Umbria e per il centrodestra Sicilia, Veneto e Lombardia per non parlare di tante province delle altre regioni. Insomma con il collegio uninominale si contrabbanda un voto di preferenza che non c'è (il nome del candidato infatti non è scelto dall'elettore ma si trova stampigliato già sulla scheda elettorale) con una sostanziale designazione di deputati e senatori da parte degli oligarchi del partito. Sino a quando gli italiani dovranno essere privati del diritto di scegliere fra i candidati dei partiti i propri rappresentanti scrivendone i cognomi sulla scheda? Se a tutto ciò si aggiunge poi l'involuzione autoritaria dei partiti i cui simboli sono giuridicamente nelle mani dei segretari degli stessi partiti, si comprende il corto circuito autoritario di quella proposta.
Il disastro, dunque, continua. Niente preferenze alle elezioni, nessuna democrazia nei partiti leaderistici. L'unica innovazione della proposta Bianco è il tentativo, attraverso una soglia altissima e l'aumento delle circoscrizioni ridiventate più piccole, di dare un premio di maggioranza ai due maggiori partiti che non riuscendo a essere partiti di massa con il consenso cercano di esserlo con le tecniche elettorali.
Per capirci, una soglia di sbarramento più bassa ad esempio al 3% o al 4% darebbe vita a soli 6 partiti in Italia tante quante sono le vere opzioni politiche del Paese. Spetta, insomma, ai due maggiori partiti diventare con le sole armi della politica veri partiti di massa con un consenso di tipo europeo (37/40%). Se non lo dovessero diventare saranno costretti a governare insieme se vogliono tagliare le ali dello schieramento politico costruendo in Parlamento le maggioranze necessarie.
La terza via è quella dell'imbroglio democratico contenuto nella proposta Bianco e come si è visto quell'imbroglio in questi 15 anni ha prodotto solo macerie culturali e politiche e maggioranze parlamentari che non erano mai maggioranze nel Paese.